Situazione aggiornata dei Regolamenti Regionali per l'edilizia ecoefficiente.
L'avvenuta emanazione del DLgs n. 115 in attuazione della direttiva europea 2006/32/CE relativa all'efficienza energetica degli usi finali dell'energia, aveva fatto ben sperare che pure l'iter delle Linee Guida nazionali per la certificazione energetica potessero proseguire, senza ulteriori ritardi, verso l'approvazione definendo i tanto attesi elementi essenziali entro le quali le Regioni dovranno muoversi per legiferare in una materia che ha aperto scenari molto interessanti per l'evoluzione pure del nostro settore. Poi un emendamento inserito in sede di conversione del Decreto n. 112 del 25 Giugno 2008 collegato alla Finanziaria 2009 e convertito in Legge il 19 Luglio sembra rimettere tutto in discussione. All'articolo 35 del testo convertito in Legge è stato infatti aggiunto un terzo comma che recita «Sono abrogati i commi 3 e 4 dell'articolo 6 e i commi 8 e 9 dell'articolo 15 del DLgs 19 agosto 2005, n. 192». Ovvero viene abrogato l'obbligo, e le relative sanzioni, di allegare l'attestazione di certificazione energetica all'atto di compravendita dell'intero immobile o della singola unità immobiliare e di consegnarne una copia in caso di locazione. Tutto ciò senza - apparentemente - tenere conto che i commi 3 e 4 ai quali si fa riferimento erano già stati sostituiti dalla 311 e soprattutto di quanto imposto dall'articolo 7 della Direttiva Europea 2002/91/CE.
Il percorso per l'emanazione delle Linee Guida sulla certificazione energetica - già in ritardo di 2 anni - torna dunque ad essere in "salita" visto che nella seduta del 20 marzo scorso, la Conferenza Unificata delle Regioni si era espressa favorevolmente sui decreti attuativi dei DLgs 192 e 311 e sulle Linee Guida nazionali.
Già dallo scorso anno, a causa dell'assenza dei decreti attuativi e delle Linee Guida per tutto il territorio nazionale, emerse il rischio di un mercato estremamente differenziato per requisiti, valori minimi dei parametri e soprattutto metodi di calcolo, da rendere complicato - se non impossibile - lavorare per professionisti, produttori e imprenditori
Riportiamo di seguito i provvedimenti locali attuati nella varie Regioni italiane.
La REGIONE BASILICATA ha fatto un importante progresso in materia emanando recentemente alcuni provvedimenti volti alla riduzione del costo dell'energia e all'attenuazione delle emissioni inquinanti. Contenute nella Legge Finanziaria Regionale n. 28 del 28 dicembre 2007, le nuove misure prevedono un miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti e di nuova costruzione, tenendo anche conto delle condizioni climatiche locali, e alcuni bonus volumetrici per favorire il risparmio energetico e l'utilizzo delle fonti rinnovabili. I comuni lucani possono così ridurre gli oneri di urbanizzazione per gli interventi edilizi che adottano soluzioni impiantistiche o costruttive con prestazioni migliorative, ed elargire "Premi di cubatura o di Superficie utile lorda" per la realizzazione di complessi caratterizzati da standard elevati in termini di ecocompatibilità.
Le REGIONI SARDEGNA, MOLISE e ABRUZZO, non si sono ancora mosse nell'ambito della certificazione degli edifici. Anche CALABRIA e CAMPANIA sono rimaste ferme in attesa delle Linee Guida nazionali, non avendo ancora preso in considerazione la possibilità di un recepimento autonomo della direttiva europea sul rendimento energetico in edilizia. Cosa che invece ha iniziato a fare molto recentemente la REGIONE SICILIA, dove l'Assessorato all'Industria ha presentato, lo scorso 21 gennaio, un disegno di legge per il recepimento della Direttiva CE 2002/91. La chiusura anticipata della legislatura regionale ha però bloccato l'iter dello stesso. Il medesimo assessorato aveva precedentemente firmato un protocollo d'intesa con Confindustria Catania e con l'Enea per la caratterizzazione energetica, che consiste in una verifica degli impianti e la valutazione delle opportunità di ridurre i consumi di energia delle aziende della provincia etnea. Sempre l'assessorato all'Industria, assieme a quello della Sanità, nel 2007 hanno sottoscritto un'intesa per realizzare la “diagnosi energetica” in 21 ospedali dell'isola.
La REGIONE PUGLIA ha presentato ultimamente un disegno di legge regionale che prevede una certificazione di sostenibilità degli edifici con carattere obbligatorio per gli interventi realizzati con finanziamento pubblico superiore al 50%. Per tutti gli altri interventi si fa riferimento alle regole previste dal DLgs 192/2005 e dalla sue successive modifiche e integrazioni. Il disegno di legge impone che gli edifici siano energeticamente autonomi, edificati con materiali naturali, riciclabili e possibilmente provenienti dalla tradizione e dalle risorse costruttive locali, nonché alimentati da pannelli fotovoltaici e solari, con elettrodomestici a minimo consumo energetico e un utilizzo dell'acqua piovana. Nel Disegno di Legge n. 7/2008 del 19/02/2008 "Norme per l'abitare sostenibile" il Settore Assetto del Territorio della Regione Puglia ha poi voluto dedicare molta attenzione alla valutazione energetico-ambientale degli edifici residenziali nuovi e al recupero degli esistenti con riferimento alla qualità ambientale degli spazi interni ed esterni, al risparmio delle risorse naturali, alla riduzione dei carichi ambientali e all'integrazione con il sistema della mobilità collettiva.
Il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta ha approvato molto di recente il disegno di legge n. 218 del 14 marzo 2008 su “Disposizioni in materia di rendimento energetico nell'edilizia” per disciplinare le modalità di valutazione delle prestazioni energetiche degli immobili, i requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici nuovi e ristrutturati, come pure i requisiti professionali e i criteri di accreditamento dei certificatori. Il nuovo provvedimento prosegue e perfeziona l'intento normativo della precedente Legge Regionale n. 3 del 3 gennaio 2006 sulle “Nuove disposizioni in materia di interventi regionali per la promozione dell'uso razionale dell'energia”, con cui la Regione aveva iniziato a promuovere la realizzazione e l'incentivazione di progetti volti a favorire l'uso razionale delle risorse energetiche, anche nell'ottica di ridurre l'emissione in atmosfera di gas inquinanti e climalteranti. Con questo ultimo Disegno di legge diventa obbligatorio l'attestato di certificazione energetica, a cura del costruttore, per gli edifici nuovi, ristrutturati o, viceversa, con impianti appena fatti o riadattati. L'attestato è esibito attraverso l'apposizione di una targa visibile al pubblico e viene allegato ai contratti di locazione di singole unità immobiliari o di interi edifici. Per le costruzioni già esistenti, l'attestato indica i suggerimenti per migliorare la prestazione energetica dell'edificio in modo da favorire interventi di riqualificazione e passare così ad una classe superiore. Un altro elemento interessante del provvedimento è l'indicazione dei requisiti del soggetto certificatore e l'istituzione di un catasto energetico degli edifici che permettono di monitorare nel tempo gli obiettivi di miglioramento dell'efficienza energetica a cui i proprietari saranno obbligati entro scadenze stabilite.
La PROVINCIA TRENTO gode di una speciale autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria grazie alla quale ha permesso di costruire fin dal 1980 una politica complessiva dell'energia che punta in particolare al settore delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico. In circa 25 anni, utilizzando una apposita legge provinciale, sono stati realizzati un numero considerevole di iniziative che hanno contribuito alla diffusione di una forte consapevolezza e sensibilità nei confronti dell'ambiente e del territorio.
Dal 1998 il "Piano energetico ambientale provinciale" e, successivamente, il nuovo piano energetico del 2003, valorizzano maggiormente le fonti rinnovabili di energia, in particolare la biomassa, con i residui della prima lavorazione del legno e i recuperi degli scarti del bosco, e l'energia solare. Un capitolo particolare riguarda l'efficienza energetica in edilizia e le attività collegate. Fin dai primi anni Ottanta si sono incoraggiati gli studi e le realizzazioni nel campo dell'architettura bioclimatica. Dopo la delibera n. 2167 del 20 ottobre 2006, si è cosi giunti alla pubblicazione della "Guida alla progettazione bioclimatica nel Trentino" e di un volume sulla progettazione sostenibile. Sotto stati progettati e realizzati alcuni interventi dimostrativi di edilizia abitativa e sportiva mentre, sul piano culturale, è stata lanciata un'intensa attività di informazione verso i cittadini e nelle scuole, nonché di formazione di progettisti e imprese.
Rientrano in questo filone culturale l'introduzione dei criteri energetici nei piani urbanistici, primo fra tutti il Piano regolatore generale del Comune di Cavalese e più recentemente le azioni per l'incentivazione della bioedilizia nei Comuni di Rovereto, Trento e, a seguire, in alcuni altri. Ma è a partire dalla fine degli anni Novanta che, con il varo del concetto di "Edificio a basso consumo e a basso impatto ambientale", si è costituito un vero e proprio modello in campo nazionale. L'eco-building rappresenta infatti il primo tentativo in Italia di stabilire limiti più severi per i consumi energetici degli edifici, introducendo i primi elementi per una riduzione dell'impatto complessivo attraverso il riciclaggio dell'acqua piovana e l'uso di materiali rinnovabili. Grazie all'ottimo riscontro, lo standard del basso consumo è diventato tecnicamente e socialmente condiviso e da standard volontario potrebbe presto diventare norma obbligatoria. Sul progetto “CasaClima”, nato in Alto Adige, che ha reso la Provincia Autonoma di Bolzano il "faro" delle iniziative ecosostenibili in materia di edilizia è ormai divenuto superfluo soffermarsi.
Con l'entrata in vigore del Dpp del 29 settembre 2004, recante norme in merito al "Regolamento di esecuzione della legge urbanistica in materia di risparmio energetico", a partire dal 12 gennaio 2005, tutti gli edifici di nuova costruzione a uso abitativo e per uffici, ad esclusione di quelli ubicati in zone produttive, devono presentare un fabbisogno energetico annuo pari o inferiore a quello della categoria "C" del certificato “CasaClima”. II rispetto di tale valore è condizione necessaria ai fini del rilascio del certificato di abitabilità. Inoltre, da maggio 2008, l'Agenzia CasaClima ha lanciato il servizio “XClima”, un software on-line che permette di calcolare il fabbisogno energetico degli edifici. Il servizio è rivolto principalmente ai tecnici e rappresenta uno strumento utilissimo per collaborare e comunicare con professionisti e operatori dell'agenzia CasaClima, nonché con i clienti, per poter effettuare ovunque e rapidamente le verifiche energetiche. Con questa piattaforma Web è possibile, fin d'ora, effettuare il calcolo dell'efficienza energetica dell'involucro termico e, a breve, il calcolo dell'efficienza energetica complessiva tenendo in considerazione l'efficienza degli impianti utilizzati.
Anche la REGIONE Autonoma FRIULI VENEZIA GIULIA gode di libertà legislativa e finanziaria. Ha iniziato da tempo a perseguire i principi dello sviluppo sostenibile in urbanistica ed in edilizia, promuovendo l'adozione di buone pratiche d'architettura ecologica nella costruzione e nella ristrutturazione di edifici pubblici o provati. Già attraverso la legge regionale n. 23 del 2005 erano state enunciate, in linea con le direttive del DLgs 192/2005, alcune indicazioni rispetto alle problematiche di carattere energetico-ambientale legate al processo di costruzione edilizia. La legge prevedeva infatti la formulazione di un «Protocollo regionale per la valutazione della qualità energetica e ambientale di un edificio». Uno strumento attuativo attraverso il quale è ora possibile disciplinare la valutazione del livello di sostenibilità dei singoli interventi edilizi, con l'intento di graduare i contributi previsti dalla stessa legge. Il sistema al momento più accreditato in materia di certificazione energetica corrisponde ancora al "Protocollo Itaca per la valutazione della qualità energetica e ambientale degli edifici", in attesa delle Linee Guida nazionali. Nel frattempo, alcune iniziative si sono sviluppate nel ristretto ambito locale, come nel caso del Comune di Udine che nel 2004 ha deciso di affiancare al proprio Regolamento Edilizio un "Regolamento per la disciplina delle modalità di incentivazione della qualità edilizia, dell'uso razionale delle risorse energetiche, idriche e dei materiali e di realizzazione e gestione delle aree verdi" con incentivi per l'uso dell'apporto energetico solare per il riscaldamento dell'acqua e per impianti termici con pannelli solari e una corretta gestione energetica dell'edificio a cominciare dal recupero delle acque piovane e alla riduzione del consumo di acqua potabile mediante l'impiego di dispositivi tecnici finalizzati a ridurre gli sprechi. Il tutto con interventi che comportano l'impiego di materiali edilizi ecologici e riciclabili e che privilegino la realizzazione di aree verdi anche ai fini della permeabilità del suolo.
La REGIONE VENETO non ha ancora legiferato in materia preferendo attendere l'introduzione dei provvedimenti contenuti nelle Linee Guida, anche se sul territorio esistono iniziative locali in questo senso. Una di queste è quella varata recentemente dalla Provincia di Vicenza che, seguendo l'esempio di Bolzano, ha messo a punto uno standard che assegna un attestato energetico a edifici residenziali pubblici, sia nuovi che preesistenti. Il suo nome è “EcoDomus.vi", lanciato lo scorso marzo ed è supportato da Vi.energia, una società costituita dalla Provincia per progettare iniziative di efficienza energetica o fonti di energia alternativa. Le classi vanno dalla A alla G, in base ai consumi energetici. La società controllerà gli edifici per poi assegnare l'attestato energetico EcoDomus da affiggere sull'edificio. L'obiettivo della Provincia è di riuscire a portare le abitazioni in classe D o E alla classe B, con un risparmio consistente di chilowattora per il riscaldamento e per l'acqua calda, attraverso un recupero e una riqualificazione energetica degli edifici. Il progetto contiene anche un probabile albo di costruttori che seguiranno le direttive di EcoDomus.
La REGIONE LOMBARDIA ha emanato una legislazione fin troppo all'avanguardia, considerando i successivi emendamenti fatti. Infatti ha realizzato una normativa ora molto completa in materia di certificazione energetica degli edifici. I limiti nazionali relativi ai requisiti di prestazione energetica che entreranno in vigore il 1° gennaio 2010, in Lombardia sono anticipati al gennaio 2008. Con la delibera n. 5773 del 31 ottobre 2007, infatti, dal 1° gennaio di quest'anno è necessario determinare, già in fase progettuale, l'indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale e calcolare il rendimento globale dell'impianto termico previsto, mentre ricordiamo che dal 1° settembre 2007, per gli immobili di nuova costruzione, demolizione o ristrutturazione che coinvolge più del 25% della superficie disperdente dell'edificio, è necessario l'attestato di certificazione energetica.
Il quadro normativo regionale è stato recentemente corredato da un decreto (il 15833 del 13 dicembre 2007) che determina le modalità di calcolo del fabbisogno energetico dell'involucro per la climatizzazione invernale ed estiva, misurato su base mensile e di tutte le altre regole volte a predisporre l'attestato di certificazione energetica degli edifici, come gli obblighi di parziale copertura del fabbisogno energetico mediante impianti solari termici o, laddove sia tecnicamente possibile il teleriscaldamento. Come è noto le disposizioni regionali istituiscono anche un Organismo regionale di accreditamento, svolto da alcuni Punti Energia, presso cui consultare e aggiornare un catasto energetico degli edifici, l'elenco regionale dei soggetti certificatoti e definire le modalità applicative e le procedure per l'ottenimento della certificazione energetica degli edifici.
La REGIONE PIEMONTE con la Legge n. 13 del 28 maggio 2007 definisce i requisiti minimi prestazionali e la metodologia del calcolo delle performance energetiche per gli edifici di nuova costruzione e di quelli esistenti o oggetto di ristrutturazione edilizia. La legge introduce anche la certificazione energetica per tutti gli edifici di nuova costruzione o ristrutturati, prescrivendo che ogni edificio debba quindi essere dotato, a cura del costruttore, di un attestato di certificazione da allegare al contratto di compravendita e di una targhetta di efficienza energetica da affiggere in luogo visibile al pubblico. L'attestato ha una validità massima di dieci anni e deve essere rilasciato da un professionista iscritto in un apposito elenco regionale, oltre a essere estraneo alla progettazione e alla direzione dei lavori.
La legge introduce, inoltre, un Bollino Verde di autocertificazione per tutti gli impianti termici e di condizionamento che dovrà essere apposto dal manutentore ogni due anni, nel caso di impianti di potenza uguale o maggiore a 35 kW, e ogni quattro anni, nel caso di impianti con potenza inferiore. Su questi impianti saranno condotte ispezioni a campione per accertare che le condizioni di esercizio e manutenzione siano conformi a quanto dichiarato nel rapporto di controllo tecnico. Oltre all'obbligo di installare, negli edifici di nuova costruzione, impianti solari termici che soddisfino almeno il 60% del fabbisogno annuale di energia per produrre acqua calda sanitaria, la normativa prescrive anche che gli edifici, nuovi o ristrutturati, composti da più di quattro unità abitative, siano dotati di un impianto centralizzato per la produzione di acqua calda sanitaria e di riscaldamento, e di sistemi automatizzati di termoregolazione e contabilizzazione individuale del calore. Per le stesse tipologie di edifici è inoltre obbligatorio predisporre le opere necessarie a favorire il collegamento a reti di teleriscaldamento.
Anche la REGIONE LIGURIA, con la Legge Regionale n. 22 del 29 maggio 2007 su "Norme in materia di energia", si è adeguata alla normativa nazionale. Il provvedimento ligure definisce i requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici, il fabbisogno di energia dell'impianto di climatizzazione invernale ed estiva, quello degli impianti di illuminazione e le procedure di certificazioni energetiche per gli edifici. Per i nuovi edifici andrà verificata l'opportunità del ricorso a fonti di energia rinnovabile per il soddisfacimento dei fabbisogni energetici per il riscaldamento, il condizionamento, l'illuminazione e la produzione di acqua calda. I nuovi immobili, inoltre, dovranno essere dotati di impianti solari termici per la produzione di acqua calda che copra almeno il 30% del fabbisogno annuo, e non il 50%, come prescrive il decreto legislativo 192. Un attore importante di questa nuova normativa sarà l'Agenzia regionale per l'energia (Are Liguria), il braccio operativo della Regione in ambito energetico, che lavorerà in conformità con il Piano energetico ambientale regionale nell'adempiere alle numerose attività di monitoraggio e controllo che la legge prescrive.
Altro ruolo fondamentale è affidato alle Province, le quali dovranno rilasciare le autorizzazioni per la costruzione e la gestione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, di elettrodotti, gasdotti e oleodotti, oltre all'individuazione di aree idonee alla realizzazione di impianti di teleriscaldamento.
La REGIONE EMILIA ROMAGNA, con la delibera n. 156 del 4 marzo scorso, ha finalmente approvato un primo "Atto di indirizzo" per definire i requisiti minimi di rendimento energetico e le procedure di certificazione energetica di edifici nuovi o in ristrutturazione. A partire dal 1° luglio di quest'anno tutti gli edifici residenziali e quelli ad uso industriale, agricolo, per le imprese artigiane o del terziario hanno l'obbligo della certificazione. L'attestato raccoglie i dati per valutare la prestazione energetica dell'edificio nonché i suggerimenti più significativi ed economicamente convenienti per il miglioramento delle prestazioni attraverso interventi dl riqualificazione. Il nuovo provvedimento, oltre a definire i requisiti minimi di rendimento energetico prescritti dalle direttive comunitarie, prevede anche alcune indicazioni per disciplinare il consumo di energia nel periodo estivo e indica i termini di obbligatorietà delle fonti rinnovabili negli edifici di nuova costruzione o oggetto di ristrutturazione integrale. In particolare, in occasione di nuova installazione di impianti termici, l'impianto di produzione dell'energia termica dovrà essere progettato in modo che le fonti rinnovabili coprano almeno il 50% del fabbisogno di acqua calda sanitaria.
La REGIONE TOSCANA, nell'ambito di un grande "Piano Regionale di Sviluppo 2006-2010", ha sensibilizzato le amministrazioni comunali dotandole di alcuni strumenti di valutazione della qualità energetico-ambientale in materia edilizio-urbanistica. Si tratta delle "Linee guida per l'edilizia sostenibile" (delibera della Giunta Regionale Toscana n. 322 del 28 febbraio 2005 e modificate con delibera della Giunta n. 218 del 3 aprile 2006), un vero e proprio manuale a disposizione di operatori privati e pubbliche istituzioni per orientare le scelte e le politiche in favore dell'eco-compatibilità degli edifici.
Con l'approvazione della Legge Regionale n. 39 del 24 febbraio 2005 ("Disposizioni in materia di energia") è stato inoltre introdotto l'obbligo di installare in tutti i nuovi edifici o nelle grandi ristrutturazioni edilizie impianti solari termici che soddisfino almeno il 50% del fabbisogno di acqua calda; la stessa legge regionale individua gli interventi e i casi in cui vi è l'obbligo di allegare ai progetti un'attestazione tecnica di rendimento energetico, rinviando a un "Regolamento sull'efficienza energetica in edilizia" (di prossima promulgazione) l'individuazione degli atti di trasferimento degli immobili che dovranno essere accompagnati da certificazione energetica. E si prevedono ormai tempi brevi per l'approvazione di un Regolamento sull'efficienza energetica in edilizia che renderà operativa l'introduzione della certificazione energetica per tutti gli edifici.
La REGIONE LAZIO, il 14 maggio scorso, ha finalmente promulgato una legge sulla bioedilizia introducendo norme obbligatorie per il rilascio delle concessioni edilizie e per coloro che realizzano lavori di ristrutturazione straordinaria. Il provvedimento rende obbligatorio, per ogni nuovo edificio pubblico e privato, utilizzare fonti rinnovabili per la produzione di almeno 1 chilowattora di corrente elettrica e del 50% dell'acqua calda a partire da fonti rinnovabili e con pannelli solari, nonché forme di recupero delle acque piovane, di riuso delle acque grigie per gli usi compatibili e di rubinetterie dotate di miscelatori aria-acqua. Una delle prerogative della legge è la riduzione degli insediamenti urbani sui sistemi naturalistici, attraverso il recupero di aree degradate per contrastare il consumo di nuovo territorio. Inoltre è stato previsto che i fondi destinati ad interventi di edilizia residenziale pubblica siano vincolati per il 60% alla realizzazione di edifici che perseguono i fini stabiliti dal Protocollo sulla bioedilizia. Il rispetto delle norme prescritte dalla legge regionale sarà affidato a professionisti non coinvolti nelle costruzioni e i controlli saranno delegati ai Comuni.
La REGIONE MARCHE, all'interno del proprio Piano energetico ambientale regionale (Pear), hanno introdotto alcuni principi per l'individuazione di pratiche di edilizia bioclimatica che i Comuni dovranno applicare all'interno dei regolamenti comunali. Il Pear della Regione Marche, approvato con delibera n. 175 del 16 febbraio 2005, è riconosciuto tra i più avanzati a livello nazionale e internazionale ed è stato selezionato come buona pratica in campo energetico sul tema dei cambiamenti climatici dalla Commissione Europea. Il piano si è concentrato, tra le numerose attività, anche sul settore edile, residenziale e non. In tal senso ha suggerito di rendere obbligatorie alcune pratiche "bioedili" attraverso una modifica del Regolamento edilizio tipo, e di introdurre incentivi per l'adozione di quelle non obbligatorie. Inoltre prevede l'adozione di un sistema per valutare il grado di efficienza energetica dell'edificio, con l'obiettivo di definire un limite minimo che tutti gli edifici nuovi e da ristrutturare dovranno raggiungere.
Per far ciò ha introdotto una serie di regole destinate a valutare la qualità energetico-ambientale degli edifici analizzando l'ipotesi di intervento in modo da collocare l'edificio in una scala di valutazione di merito attraverso cui definire un limite inferiore da raggiungere da parte di tutti gli edifici nuovi e da ristrutturare, e una scala di valori sulla quale attribuire eventuali incentivazioni. A questo scopo il riferimento è il sistema di valutazione prodotto dal gruppo di lavoro interregionale in materia di bioedilizia Itaca, l'Istituto per la trasparenza l'aggiornamento e la certificazione degli appalti, e che si trova riassunto nel documento denominato "Protocollo Itaca", il quale è stato recepito dalla Giunta della Regione Marche con le delibere n. 579 del 23 aprile 2003 ("Indirizzi per la realizzazione di interventi edilizi ecosostenibili") e n. 1138 del 2003 ("Integrazione alla delibera n. 579).
La REGIONE UMBRIA, a marzo del 2008 ha approvato un disegno di legge sulla "Sostenibilità ambientale degli interventi urbanistici ed edilizi" (delibera n. 147 del 25 febbraio 2008) che prevede una procedura di certificazione obbligatoria per gli interventi in immobili pubblici e facoltativa per i privati. La procedura avverrà sulla base di una valutazione a schede come previsto dalla certificazione energetica obbligatoria prevista dal DLgs 192/2005, il cui documento risultante verrà esposto sull'immobile, accompagnando quindi i vari passaggi di proprietà. Oltre al disegno di Legge, la Regione ha lanciato un progetto denominato "Regione Umbria e sue municipalità per l'efficienza e il risparmio energetico in edifici pubblici" che ha come obiettivo il contenimento della dispersione termica in edifici pubblici quali asili nido, ospedali, scuole, palestre, biblioteche e musei. L'iniziativa coinvolge in una prima fase i comuni di Perugia, Terni, Foligno, Orvieto, Città di Castello e Spoleto, di concerto con le Agenzie per l'energia e l'ambiente della Regione. Il progetto permetterà di quantificare la dispersione energetica negli edifici pubblici e al temo stesso di in individuare soluzioni volte a ridurre sensibilmente la domanda di energia per riscaldamento, condizionamento, ventilazione, acqua calda e illuminazione.