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Riconoscimento del legno

(tecniche di preparazione dei campioni e caratteristiche diagnostiche)

La conoscenza dei metodi per identificare il legno delle diverse specie botaniche non riguarda soltanto gli studiosi e gli specialisti di anatomia ma anche estese categorie di tecnici e di operatori commerciali che possono servirsene sia per controllare e collaudare forniture ed opere realizzate sia come guida nei casi più difficili e meno comuni, rei quali non sono sufficienti la pratica e la loro esperienza corrente.

Sarebbe, infatti, inutile conoscere in dettaglio proprietà, dati tecnici, impieghi e costi dei vari legnami, se poi si dovesse dubitare che l'opera o la fornitura siano state eseguite proprio con il legno della specie prevista e non con un altro, a prescindere dal fatto che esso possa essere più o meno simile a quello effettivamente indicato. È indubbio che il riconoscimento empirico derivante dall'osservazione dell'aspetto macroscopico del legno, sebbene possa essere fonte di errori, costituisce, per chi abitualmente ha a che fare con tale materiale, il principale sistema di identificazione, in quanto semplice ed immediato.

Il metodo scientifico, basato per lo più sull'analisi di caratteristiche morfologiche, anatomiche e fisiche, tuttavia, è l'unico che possa guidare sistematicamente il tecnico e lo studioso facendogli rilevare quell'insieme di caratteri differenziali di cui il pratico quasi inconsciamente si serve.

Il riconoscimento del legno può essere conseguito indirettamente tramite l'identificazione dell'albero da cui esso proviene grazie, ad esempio, all'analisi di alcune caratteristiche botaniche o morfologiche. È noto, infatti, che il fiore costituisce il fattore chiave per il riconoscimento sistematico delle piante in piedi ma, d'altra parte, esso permane sulla pianta per un tempo limitato. In altri casi, ci si può basare su alcune particolarità delle foglie, dei frutti, delle gemme, del profilo della chioma o del cimale o sull'aspetto esterno della corteccia (ritidoma). A questo proposito, ad esempio, tra le Conifere, il Larice, l'Abete rosso ed alcune porzioni del fusto di Pino silvestre presentano un ritidoma caratteristico mentre, tra le Latifoglie, le specie facilmente riconoscibili per tale particolarità sono ancor più numerose potendo annoverare tra esse la Sughera, la Betulla, il Ciliegio, il Platano, il Castagno, il Faggio, il Noce, ecc..

L'identificazione, inoltre, può giovarsi di alcune informazioni accessorie e, più in particolare, di toponimi, della diffusione della specie botanica nel luogo ove il campione è stato prelevato, della conoscenza di alcune caratteristiche tecnologiche come la massa volumica e la durezza nonché degli impieghi cui un certo legno viene tradizionalmente adibito. In altri casi è poi possibile pervenire al riconoscimento del legno mediante un'analisi chimica dalla quale si può rilevare, ad esempio, la presenza di particolari sostanze contenute nei tessuti xilematici, ovvero usufruire della facoltà che hanno certi legni di evidenziare variazioni cromatiche per effetto di taluni reagenti.

Nella maggioranza dei casi, tuttavia, ci si trova a dover affrontare il riconoscimento del legno sotto forma di vari assortimenti (tondame o toppi depositati all'imposto, presso le banchine portuali o sul piazzale delle industrie di trasformazione), semilavorati (travame, segati, ecc..), manufatti finiti o in opera (componenti di strutture, reperti lignei, ecc..), nei quali le suddette indicazioni non sono presenti o rilevabili.

In tale contesto, la conoscenza della struttura anatomica del legno delle varie specie e l'esame microfotografico delle sezioni anatomiche principali, concentrando l'attenzione su alcune particolarità che il legno presenta, permettono spesso di giungere alla sua identificazione anche senza aver necessariamente maturato nozioni botaniche approfondite.

Se l'identificazione di alcuni legni è abbastanza semplice, soprattutto se limitata a quelli più comuni ed a loro determinate provenienze, il problema diviene più complesso quando l'indagine si estende ad un numero maggiore di specie. La soluzione è poi ancor più difficile, e talora incerta per gli stessi laboratori specializzati, quando si tratti di riconoscere specie esotiche o della distinzione tra legni poco diversi tra loro.

Mentre alcuni legni, infatti, evidenziano caratteristiche macroscopiche tali da renderne immediato il riconoscimento con un'attenta osservazione ad occhio nudo (come, ad esempio, il Faggio), ciò non è sufficiente per la maggior parte dei legnami, soprattutto di quelli tropicali, per i quali l'analisi macroscopica deve essere accompagnata da quella microscopica onde poter sperare di pervenire, se non sempre alla sicura identificazione della specie, almeno al genere di appartenenza.

A complicare maggiormente le cose interviene la variabilità dovuta alla natura biologica del legno, in conseguenza della quale esso può presentare caratteristiche diverse anche nell'ambito della stessa specie.

Si possono riscontrare, infatti, variazioni della struttura del legno dovute sia a fattori ecologici quali il clima, il suolo, ecc.., sia a fattori interni dipendenti dall'età dell'albero e dall'altezza lungo il fusto in corrispondenza della quale è stato prelevato un certo campione. Caratteristiche come, ad esempio, l'ampiezza degli anelli di accrescimento ed il rapporto fra legno primaticcio e tardivo possono essere solo indicative in quanto dipendono più dall'influenza della stazione in cui sono cresciuti gli alberi che non da particolarità intrinseche alla specie legnosa.

All'aumentare dell'età non si assiste soltanto al fenomeno della duramificazione della parte più interna del tronco ma si evidenziano, ugualmente, variazioni dimensionali per quanto riguarda il diametro dei vasi, la lunghezza delle fibre e delle tracheidi. Inoltre, specie presentanti raggi eterocellulari nel legno giovanile possono avere raggi omocellulari nel legno adulto e, con l'età, può variare anche la larghezza dei raggi (espressa in numero di file di cellule parenchimatiche di cui sono composti). Infine, alcune delle caratteristiche più evidenti o facilmente rilevabili quali il colore, la venatura e la massa volumica possono variare alquanto anche all'interno della stessa specie, in dipendenza della stazione ove la pianta è cresciuta, della stagionatura, del piano di taglio, ecc..

Per una corretta identificazione è opportuno che i campioni provengano da piante adulte e che siano stati prelevati non troppo vicino al centro del fusto né in prossimità dell'inserzione di rami, avendo cura che non presentino tessuti cicatriziali, tasche di gomma o resina ovvero facendo attenzione che il loro legno risulti, da un punto di vista strutturale, del tutto normale.

Solo raramente un dato carattere è così tipico che la sua sola presenza consente l'immediata identificazione della specie; normalmente, infatti, è dall'esame di vari caratteri che è possibile giungere, gradualmente e per esclusione, al riconoscimento del legno.

Se è possibile esaminare un'intera sezione trasversale di un albero, occorre innanzi tutto osservare se vi è una netta differenza di colore fra la zona più interna, di legno più vecchio e "maturo", che costituisce la porzione di "durame" e la zona più esterna, di più recente formazione, dell'alburno". Nel considerare questo aspetto bisogna però tenere presente che, anche in piante che presentano una duramificazione marcata dal punto di vista cromatico, tale colorazione comincia ad aver luogo solo quando la pianta non è più giovane, e che, con l'età, varia il rapporto fra durame ed alburno. Inoltre, alcune specie, come il Faggio, il Frassino ed il Pioppo, possono presentare, saltuariamente, la parte centrale del tronco ben differenziata (tale particolarità è detta "cuore rosso" nel Faggio, "cuore nero" nel Frassino e "cuore bruno o verdastro" nel Pioppo).

Infine, nell'osservare la testata di un albero abbattuto di recente, occorre fare attenzione a non confondere la colorazione naturale del legno con quella dovuta all'ossidazione dei succhi che si trovano nell'alburno, per cui può verificarsi il caso che la zona esterna appaia più scura di quella interna, ma è sufficiente asportare una sottile rotella perché si possa ripristinare la reale situazione cromatica.

A volte, per l'identificazione possono risultare utili l'olfatto (fra i legni "nostrani" caratteristico e l'odore del legno di Cipresso), anche se il legno perde gran parte del suo odore con la stagionatura, il gusto, in quanto sapori particolari possono essere conferiti al legno da sostanze solubili mentre l'odore gli deriva da sostanze volatili, la tessitura, cioè la grandezza degli elementi cellulari costituenti i tessuti, la lucentezza ed il colore che però tende a variare con la stagionatura.

Un tronco, poi, può essere tagliato secondo piani perpendicolari al suo asse di accrescimento, oppure paralleli ad esso e passanti o meno per il centro della sua sezione trasversale, dando origine a sezioni e superfici rispettivamente trasversali, longitudinali radiali e longitudinali tangenziali.

Poiché, inoltre, il legno è un materiale eterogeneo, formato cioè da cellule orientate in modo ben definito, la sua struttura si presenterà diversa in ognuno dei tre piani, per cui è sempre necessario specificare il tipo di sezione che si sta' analizzando.

 Principali sezioni anatomiche di un campione di legno.

  

Preparazione dei campioni

Spesso, per giungere al riconoscimento di un certo legno, soprattutto nel caso delle Latifoglie, è sufficiente una comune lente i cui ingrandimenti variano da 3x a 10x. Nella maggior parte dei casi è tuttavia necessario ricorrere all'aiuto del microscopio ottico che permette ingrandimenti da 25x fino ad un massimo di 1000-1700x, anche se, per il riconoscimento dei principali legni che vegetano spontaneamente in Europa sono necessari ingrandimenti molto minori (dell'ordine massimo di 400x) che si possono ottenere con microscopi normalmente reperibili in commercio a prezzi accessibili.

Per una razionale osservazione macroscopica, soprattutto se viene fatto uso di una lente di ingrandimento, è necessario ravvivare la superficie trasversale mediante un coltello ben affilato, o meglio un lametta, avendo cura, inoltre, che detta superficie sia ben illuminata.

Per l'esame microscopico è necessario, invece, poter disporre di sottilissime sezioni di legno che, mentre nei laboratori vengono ottenute con un particolare apparecchio, il microtomo, con un po' di pratica, si possono ricavare servendosi di semplici lamette (meglio se di tipo industriale che sono più rigide di quelle comunemente usate per radersi).

Per agevolare l'operazione di taglio e per fare uscire l'aria dalle cavità del legno, il campione, che generalmente viene ridotto alla forma di un cubetto di circa 1 cm di lato, è posto a bollire per un certo tempo in un recipiente pieno d'acqua, finché non affonda. La procedura, poi, può essere accelerata trasferendolo per alcune volte dall'acqua bollente in acqua fredda che viene poi portata nuovamente ad ebollizione.

In seguito a tale trattamento, con la maggior parte dei legni di Conifere e di Latifoglie, è possibile ricavare facilmente sezioni sottili mentre, nel caso di legni particolarmente duri, si può cercare di ammorbidirli ulteriormente mediante, ad esempio, i seguenti metodi:

  • ponendo i campioni, tolti dall'acqua bollente, in una soluzione al 50% di alcool;
  • mettendoli in una soluzione composta in parti uguali di acido acetico ed acqua ossigenata a 20 volumi che va tenuta per 30-60' in stufa a 60°C.

Per l'analisi momentanea di una sezione non è necessario trattarla con sostanze coloranti, ma è sufficiente porla su un vetrino portaoggetti aggiungendovi una goccia d'acqua o meglio, poiché l'acqua evapora molto rapidamente rendendo il preparato non più osservabile dopo pochi minuti, usando un mezzo meno volatile come, ad esempio, una soluzione di acqua e glicerina al 50% che permette anche una migliore osservazione in quanto ha un elevato indice di rifrazione.

Per poter effettuare un'accurata analisi delle strutture cellulari del legno, occorre invece evidenziarle mediante idonee colorazioni e poi fissare le sezioni fra due vetrini ricorrendo all'impiego di qualche goccia di balsamo del Canada o di Euparal. Tra le varie colorazioni utilizzate nei laboratori, una di quelle che meglio permettono di osservare la struttura microscopica del legno è la "colorazione al verde iodio" (da: Normand, Manuel d'identification des bois commerciaux).

Con essa, le sezioni microscopiche vengono inizialmente poste per circa mezz'ora in ipoclorito di sodio - in maniera da eliminare i numerosi depositi di amido, gomme od altre sostanze -, successivamente, vengono lavate in vari bagni di acqua distillata e, dopo un passaggio di qualche secondo nell'acido acetico, vengono lasciate alcuni minuti a bagno nel colorante, che è una soluzione composta di 1 g di verde iodio, disciolto in 30 cc di acqua distillata, a cui vengono aggiunti 70 cc di alcool etilico. Infine, per eliminare l'eccesso di colorante e disidratarle completamente, le sezioni vengono immerse in vari bagni di alcool etilico, l'ultimo dei quali formato da alcool etilico assoluto e, dopo un ultimo passaggio in xilene (o xilolo), vengono montate sui vetrini con balsamo del Canada.

Tale tipo di colorazione elimina, però, dalle cellule i loro contenuti, che in certi casi possono risultare utili ai fini del riconoscimento del legno, per cui, a volte, conviene usare la "colorazione alla safranina" che, lasciando inalterati i contenuti cellulari, colora in rosso vivo tutti i tessuti legnosi.

In tal caso le sezioni vengono poste per qualche istante in una soluzione di parti uguali di safranina (1% di safranina in polvere sciolta in alcool etilico a 50°) e acqua di anilina (5 g di anilina sciolti in 85 cc di acqua distillata a cui si aggiungono 10 cc di alcool etilico). Successivamente vengono passate nell'alcool cloridrico (99 cc di alcool a 50° ed 1 cc di acido cloridrico), per eliminare l'eccesso di colorante, poi nell'alcool assoluto, nello xilene ed, infine, vengono montate sui vetrini con il balsamo del Canada.

 

Misurazione degli elementi legnosi

L'unità di misura utilizzata per le dimensioni delle cellule del legno al microscopio è il micron o μm (pari a 10-3 mm).

Per quanto riguarda le dimensioni delle cellule del legno, pur risultando spesso di utile valore diagnostico, va tenuto presente che esse variano considerevolmente anche all'interno delle singole specie (in funzione, ad esempio, della zona dell'albero da cui è stato ricavato il campione), per cui i loro valori devono rappresentare la media di un certo numero di misurazioni.

Come già detto, infatti, le tracheidi hanno una lunghezza variabile, mediamente, da 3,5 a 5 mm e diametro compreso fra 5 ed 80 μm mentre gli elementi vasali delle Latifoglie risultano alquanto più corti (0,21-1,0 mm) con un diametro che può variare da meno di 50 ad oltre 300 μm.

A volte però risulta utile poter dare, già ad una prima osservazione con una lente, un giudizio sulle dimensioni degli elementi legnosi. Per rendere agevole e rapida tale operazione, da parte di vari Istituti di ricerca sono stati preparati appositi trasparenti, da sovrapporre alla superficie del campione in esame, che riportano figure geometriche di superficie nota; nel caso del modello preparato dal C.T.F.T. (Centre Technique Forestière Tropical), oltre ad un cerchio della superficie di 2 mm2 ed un quadrato di 5 mm2 sono state, ad esempio, tracciate alcune barrette di spessore crescente da 0,1 a 0,4 mm.

Osservazioni più precise, anche se richiedono molto tempo, vengono effettuate al microscopio con l'aiuto di un oculare reticolato o a vite micrometrica.

Se occorre, invece, misurare la lunghezza delle fibre legnose o delle tracheidi, i rilievi non possono venir compiuti con esattezza sulle sezioni microscopiche longitudinali, per cui si usano preparati particolari, dove il legno si trova disgregato nei singoli componenti anatomici. In tal caso, da un blocchetto di legno, vengono ricavate piccole schegge che saranno poste a macerare in una soluzione di acido acetico ed acqua ossigenata. Successivamente, tale materiale viene montato su vetrini come nel caso delle normali sezioni e le misurazioni possono venir eseguite o con l'aiuto di un microscopio adeguatamente attrezzato oppure, soprattutto se si devono eseguire molte misurazioni, con l'aiuto di un fibroscopio, sullo schermo del quale vengono proiettate le immagini ingrandite degli elementi cellulari, permettendo così una loro facile misurazione con il semplice ausilio di un regolo graduato.

LEGNO DI CONIFERE (SOFTWOODS)

 

Rappresentazione schematica di un legno di conifere.

I legni di Conifere presentano tutti, fondamentalmente, una struttura molto simile con poche differenze rilevanti, per cui occorre porre particolare attenzione ai dettagli, ricorrendo al microscopio per riuscire ad identificarli. Se il campione da esaminare è rappresentato dalla sezione trasversale di un fusto (testata o rotella) si dovrà innanzi tutto verificare, soprattutto con l'ausilio di una lente di ingrandimento, l'eventuale presenza di canali resiniferi.

Poi occorrerà osservare se il durame si presenta o meno differenziato dall'alburno, dato questo che permette di restringere notevolmente il campo di indagine e, in caso affermativo, rilevare il rapporto fra le due zone e le rispettive tonalità cromatiche.

Si analizzerà quindi l'ampiezza degli anelli di accrescimento e l'ampiezza del legno tardivo rispetto a quello primaticcio, ponendo particolare attenzione nell'osservare se il passaggio fra le tracheidi di quest'ultimo e quelle tardive è brusco o graduale.

Eseguite queste osservazioni, se non si è ancora pervenuti al riconoscimento del campione, occorrerà procedere all'indagine microscopica, osservandone le sottili sezioni prelevate lungo i tre piani anatomici principali ed iniziando sempre lo studio dalla sezione trasversale.

 

Sezione trasversale

Nella sezione trasversale, le tracheidi si presentano come cellule sub-poligonali a pareti più o meno spesse ed a lume cellulare più o meno ampio. I canali resiniferi verticali, qualora presenti, appaiono come grossi "buchi" di forma da circolare a poligonale, mentre le cellule parenchimatiche, formanti i raggi, sono visibili come stretti cordoni di cellule. Le cellule parenchimatiche assiali, se presenti, hanno forma simile alle tracheidi, ma con pareti più sottili e lume cellulare contenente sostanze di colore scuro.

Per quanto riguarda i canali resiniferi, le osservazioni non dovranno limitarsi a rilevarne l'eventuale presenza, ma anche le dimensioni, la posizione all'interno degli anelli di accrescimento e lo spessore delle pareti delle cellule epiteliali secretrici che li circondano, anche se quest'ultima caratteristica risulta, spesso, più facilmente rilevabile osservando, in una sezione tangenziale, i canali resiniferi orizzontali posti all'interno dei raggi.

Nella sezione trasversale è inoltre interessante notare l'ispessimento delle pareti delle tracheidi del legno tardivo ed il loro numero, che può variare da 2-3 file di cellule ad oltre la metà dell'anello di accrescimento (fra i legnami più comuni, il Larice, la Douglasia, i Pitch-Pines presentano, ad esempio, una zona di legno tardivo ben marcata).

 

Sezione longitudinale radiale

Nella sezione longitudinale radiale le tracheidi assiali appariranno come tubi rettangolari disposti verticalmente che presentano sulle loro pareti grosse punteggiature areolate di cui occorre osservare la disposizione e, a volte, anche la forma dell'orifizio, mentre nei campi di incrocio, cioè in quei "rettangoli" formati dall'intersezione delle pareti delle cellule parenchimatiche radiali con quelle delle suddette tracheidi è possibile rilevare i vari tipi di punteggiature presenti e la loro disposizione.

A tal proposito è possibile riscontrare punteggiature molto grandi, occupanti da sole un campo di incrocio (come nel caso del Pino silvestre, del Pino cembro e del Pino strobo) oppure punteggiature più piccole, di varia forma, dislocate in vario numero e modo nei campi di incrocio (così , ad esempio, nella Picea sono di tipo piceoide ed occupano gli angoli di ogni campo, mentre nel Larice e nella Douglasia, pur avendo la stessa forma, sono poste in file orizzontali irregolari). È, inoltre, importante osservare se le pareti delle tracheidi presentano ispessimenti elicoidali come, ad esempio, nel legno di Douglasia e di Tasso.

Un carattere diagnostico utile è, infine, h presenza di tracheidi radiali, disposte parallelamente alle cellule parenchimatiche dei raggi ma facilmente riconoscibili da queste per le diverse punteggiature: areolate nelle tracheidi radiali, semplici nelle cellule parenchimatiche. Nel caso della loro presenza, è utilissimo osservare se hanno pareti lisce o se evidenziano dentellature dovute ad un loro ispessimento irregolare o, ancora, se le loro pareti terminali sono caratterizzate da ispessimenti nodulari.

 

Sezione longitudinale tangenziale

Nella sezione longitudinale tangenziale è possibile osservare l'altezza dei raggi (cioè il numero delle file di cellule che li compongono), se essi sono mono o biseriati, la loro forma più o meno affusolata, la forma rotonda od ovale della sezione delle cellule parenchimatiche, la presenza o meno in essi di canali resiniferi orizzontali, la forma o dislocazione nel raggio di questi ultimi (che non è sempre centrale ma, come nel Larice, può essere eccentrica) nonché lo spessore delle pareti delle cellule epiteliali circondanti tali canali.

Il numero delle cellule epiteliali è un elemento diagnostico importante solo per quelle specie in cui tali pareti sono spesse (così, ad esempio, 6 sono tipiche della Douglasia, 7.9 dell'Abete rosso, oltre 12 del Larice) perché, in caso contrario, esse vengono irrimediabilmente danneggiate nel ricavare le sezioni microscopiche ed il loro conteggio risulta impossibile. Infine, anche in questa sezione, è facilmente osservabile la presenza o meno di ispessimenti elicoidali sulle pareti delle tracheidi assiali.

Volendo definire con maggior dettaglio le osservazioni necessarie per l'indagine macroscopica ed il successivo esame microscopico di un campione di legno di Conifera, si riporta il seguente schema di riferimento:

  ESAME MACROSCOPICO

Il legno di Conifere, essendo omoxilo, è caratterizzato da pochi elementi anatomici ed in particolare:

  • dalla presenza di tracheidi (elementi anatomici che, rispetto ai vasi delle Latifoglie, se osservati con una lente di ingrandimento, presentano una sezione sub-poligonale, un lume più ridotto e pareti cellulari più spesse);
  • dalla presenza di raggi parenchimatici di tipo esclusivamente mono o biseriato, per cui se il campione in esame presenta grossi raggi ben visibili ad occhio nudo, non potrà essere di Conifera);
  • da anelli di accrescimento ben marcati (ad eccezione di rari casi come, ad esempio, nel legno di Cipresso).

Caratteri anatomici e proprietà utili per il riconoscimento macroscopico del legno di Conifere:

 

Sezione trasversale

  • Alburno e durame
    • Eventuale differenza cromatica.
    • Rapporto tra le due porzioni.
    • (Colore).
  • Anelli di accrescimento              
    • Ampiezza.
    • Sviluppo della porzione di legno tardivo all'interno dell'anello.
    • Tipo di passaggio (brusco o graduale) fra la porzione di legno primaticcio e tardivo.
  • Canali resiniferi
    • Eventuale presenza.
    • Grandezza, disposizione e frequenza all'interno degli anelli (servirsi di una lente di ingrandimento).
  • Odore 

 

  ESAME MICROSCOPICO

Caratteri anatomici da osservare ai fini del riconoscimento microscopico del legno di Conifere:

Sezione trasversale

  • Canali resiniferi
    • Eventuale presenza, dimensione e disposizione all'interno degli anelli di accrescimento.
    • Spessore delle pareti delle cellule epiteliali. 
  • Tracheidi  
    • Tipo di transizione (passaggio brusco o graduale) fra legno primaticcio e tardivo.
    • Sviluppo del legno tardivo (spessore delle pareti delle tracheidi e numero di file di cellule che lo compongono). 
  • Cellule parenchimatiche assiali
    • Eventuale presenza e disposizione all'interno degli anelli di accrescimento.

 

Sezione longitudinale radiale

  • Tracheidi assiali                                 
    • Eventuale presenza di ispessimenti elicoidali sulle pareti.
  • Punteggiature areolate                       
    • Disposizione.
    • Forma dell'orifizio.
  • Punteggiature dei campi di incrocio
    • Tipo.
    • Numero.
    • Disposizione
  • Tracheidi radiali
    • Eventuale presenza
    • Tipo di pareti (lisce o dentate) ed eventuale presenza di ispessimenti nodulari sulle pareti terminali.

 

Sezione longitudinale tangenziale

  • Tracheidi
    • Eventuale presenza di ispessimenti elicoidali sulle pareti
  • Raggi parenchimatici
    • Altezza, tipo (mono o biseriati) e forma.
    • Forma della sezione delle cellule parenchimatiche.
    • Eventuale presenza di canali resiniferi orizzontali e loro dsposizione all'interno del raggio (il Larice li ha eccentrici).
  • Canali resiniferi orizzontali
    • Eventuale presenza.
    • Spessore delle pareti delle cellule epiteliali. 
    • Numero delle cellule epiteliali (in genere: 6 in abete rosso, 9 in Douglasia, >9 in Larice) e disposizione dei canali nel raggio.

 

LEGNO DI LATIFOGLIE (HARDWOODS)

Rappresentazione schematica di un legno di latifoglie

 

Nel caso delle Latifoglie, un attento esame macroscopico del campione è molto importante in quanto da esso si possono ricavare utili elementi diagnostici.

Per prima cosa occorre osservare l'eventuale presenza di anello poroso, formato dagli elementi vasali di maggior diametro del legno primaticcio che appaiono disposti a cerchio (riscontrabili ad esempio nelle Querce caducifoglie, nel Castagno, nel Frassino ecc..), poi se l'alburno ed il durame sono differenziati, il colore del legno e la sua tessitura e quindi se i raggi parenchimatici sono visibili ad occhio nudo (tra i legni più comuni presentano tale particolarità le Querce, il Faggio ed il Platano).

 

Sezione trasversale

Passando all'esame del campione al microscopico, nella sezione trasversale si osservano per primi gli elementi vasali e precisamente la forma della loro sezione (che può essere circolare, ellittica o poligonale), le loro dimensioni, se vi è una forte differenza tra il diametro di quelli del legno primaticcio e tardivo, il numero e la distribuzione di questi ultimi all'interno dell'anello di accrescimento (numerosi e distribuiti in ogni anello annuale a forma di cono capovolto nelle Querce caducifoglie, meno numerosi e disposti secondo linee oblique nel Castagno; numerosissimi ed in bande tangenziali ondulate nell'Olmo, ecc..).

 

 Tipo di elementi vasali

 Dimensione (diametro)

 Descrizione

 Tessitura del legno

Minuti

Piccoli

Medi

Grandi

inferiore a 100 μm

tra 100 e 200 μm

tra 200 e 300 μm

Superiore a 300 μm

visibili con lenti

difficilmente visibili ad occhio nudo

facilmente visibili ad occhio nudo

chiaramente visibili ad occhio nudo, tanto da formare striature nelle sezioni longitudinali

Molto fine

Fine

Media

Grossolana

 

Naturalmente, al fine di conseguire valori statisticamente significativi, le dimensioni degli elementi vasali dovranno risultare dalla media di 50-100 misurazioni.

Sempre relativamente agli elementi vasali, è opportuno osservare se essi contengono, ed in quale misura, tille. Passando poi all'esame dei raggi occorre rilevare quali tipi sono presenti: monoseriati, pluriseriati od aggregati (questi ultimi sono visibili, ad esempio, nel legno di Carpino ed Ontano) e l'eventuale presenza di cristalli contenuti nel lume delle cellule parenchimatiche, anche se tale caratteristica, essendo riscontrabile in molte Latifoglie, ha un valore diagnostico limitato.

Di grande importanza diagnostica è, infine, la presenza, la quantità e, soprattutto, la disposizione del parenchima assiale (se cioè è prevalentemente di tipo paratracheale o apotracheale).

 

Sezione longitudinale radiale

Nella sezione longitudinale radiale occorre esaminare sia il tipo di perforazione vasale  esistente, sia il tipo e la distribuzione delle punteggiature intervascolari e delle punteggiature raggio-vaso, nonché l'eventuale presenza di ispessimenti elicoidali sulle pareti degli elementi vasali.

Passando allo studio dei raggi ne va rilevato il tipo (omocellulare od eterocellulare), osservando se le cellule che li compongono sono, o meno, morfologicamente simili. Nel caso risultino presenti entrambi i tipi di raggi, occorre, invece, stabilire qual'è quello prevalente.

Infine, un ulteriore elemento da prendere in considerazione è l'eventuale presenza di cristalli all'interno delle cellule parenchimatiche radiali o longitudinali, particolarmente importante quando le cellule contenenti i cristalli appaiono più corte e larghe e sono disposte in allineamenti.

 

Sezione longitudinale tangenziale

Nella sezione longitudinale tangenziale occorre nuovamente osservare il tipo di perforazione vasale, il tipo e la disposizione delle punteggiature intervascolari, l'eventuale presenza di ispessimenti elicoidali sulle pareti degli elementi vasali, il tipo di raggi, la forma della loro sezione e quella delle singole cellule parenchimatiche che li costituiscono (che, ad esempio, è rotonda coll'Acero ed ovale nella Betulla) ed, infine, l'eventuale presenza di cristalli all'interno delle cellule parenchimatiche. In sintonia con quanto fatto precedentemente, si riporta lo schema di riferimento per l'esecuzione dell'analisi macro e microscopica di un campione di legno di Latifoglie:

    ESAME MACROSCOPICO

Il legno di Latifoglie, essendo eteroxilo, è caratterizzato dalla contemporanea presenza di più tipologie di elementi anatomici ed in particolare:

  • dalla presenza di vasi, spesso anche di grosso diametro e, generalmente, ben visibili ad occhio nudo che, se osservati con una lente di ingrandimento, presentano, rispetto alle tracheidi delle Conifere, una sezione circolare od ellittica, lume più ampio e pareti cellulari di spessore ridotto;
  • dalla presenza di raggi parenchimatici anche di tipo pluriseriato (a seconda delle specie legnose), per cui se il campione in esame presenta grossi raggi ben visibili ad occhio nudo, non potrà che essere di legno di Latifoglie;
  • da anelli di accrescimento spesso poco marcati.

Caratteri anatomici e proprietà utili per il riconoscimento macroscopico del legno di Latifoglie:

Sezione trasversale

  • Elementi vasali                                
    • Formanti o meno anello poroso.
    • Frequenza e distribuzione dei vasi tardivi all'interno dell'anello di accrescimento. 
    • (Eventuale presenza di tille).
  • Alburno e durame
    • Eventuale differenza cromatica.
    • Rapporto tra le due porzioni.
    • (Colore).
  • Raggi parenchimatici
    • Visibili o meno ad occhio nudo.
  • (Lucentezza)
  • (Massa volumica)
  • (Odore)

 

ESAME MICROSCOPICO

Caratteri diagnostici utili per il riconoscimento microscopico del legno di Latifoglie:

Sezione trasversale

  • Elementi vasali
    • Forma della sezione, dimensione e disposizione.
    • Frequenza e disposizione degli elementi vasali del legno tardivo.
    • Eventuale presenza di tille.
  • Raggi parenchimatici
    • Tipologia (monoseriati, pluriseriati od aggregati).
    • Eventuale presenza di cristalli nelle cellule parenchimatiche.
  • Parenchima assiale
    • Eventuale presenza.
    • Abbondanza.
    • Disposizione (paratracheale, apotracheale).

 

Sezione longitudinale radiale

  • Elementi vasali
    • Tipo di perforazione vasale.
    • Tipo e disposizione delle punteggiature.
    • Eventuale presenza di ispessimenti elicoidali sulle pareti.
  • Raggi parenchimatici 
    • Tipologia (omocellulari od eterocellulari).
  • Cristalli                                          
    • Eventuale presenza all'interno delle cellule parenchimatiche.

 

Sezione longitudinale tangenziale

  • Elementi vasali 
    • Tipo di perforazione vasale.
    • Tipo e disposizione delle punteggiature intervascolari.
    • Eventuale presenza di ispessimenti elicoidali sulle pareti.
  • Raggi parenchimatici                       
    • Tipologia (omocellulari od eterocellulari).
    • Forma della sezione dei raggi.
    • Forma della sezione delle singole cellule che li compongono.
  • Cristalli
    • Eventuale presenza all'interno delle cellule parenchimatiche.

 

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