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Classificazione e nomenclatura botanica

Il legno è un tessuto vegetale, fibroso e consistente, che costituisce h struttura portante del fusto, dei rami e delle radici degli alberi (e arbusti) appartenenti alla sottodivisione botanica delle Gimnosperme e Angiosperme  (limitatamente alla classe delle) dicotiledoni.

Le sue funzioni nell'ambito della pianta sono soprattutto quella fisiologica di trasporto dei liquidi, meccanica di sostegno, di accumulo di sostanze nutritive e di produzione di secrezioni di vario tipo.

Il legno che riveste una certa importanza economica, se utilizzato per scopi diversi dalla combustione, costituisce la materia prima per molti tipi di lavorazioni industriali. Quello ricavato dai fusti delle specie arboree (le radici non trovano impiego; i rami sono per lo più usati come combustibile), dopo essere stato trasformato in legname da lavoro, diventa un materiale estremamente versatile, destinato a molteplici impieghi sotto forma di travi, segati, legno lamellare, pannelli, ecc...

Materiale legnoso si riscontra anche nei fusti di un'altra categoria di vegetali, quella delle Angiosperme  monocotiledoni che include, ad esempio, i Bambù, i Rattan e le Palme; anch'esso è simile al precedente in quanto a composizione lignocellulosica ma ne differisce sostanzialmente nella struttura anatomica. I legnami vengono comunemente distinti in softwoods (Conifere) o hardwoods (Latifoglie). Tale denominazione fa' riferimento alla classificazione botanica degli alberi da cui essi derivano ma indica, parimenti, una diversa struttura dei loro tessuti. In pratica, poi, i due suffissi hard e soft sono prevalentemente usati come aggettivi riferiti alla massa volumica e non, come farebbe supporre il loro reale significato tecnico, alla durezza del legno, anche se, sia quello che presenta la minore massa volumica che quello caratterizzato dai suoi valori più elevati appartengono entrambi alle Latifoglie.

La denominazione dei vari legnami, in genere, è la stessa degli alberi che li hanno prodotti, tuttavia esistono alcune eccezioni a tale regola. In ambito tecnico e commerciale, ad esempio, il loro nome è solitamente riferito alla specie botanica (es: Rovere, Farnia, Ceno, ecc..) o, meno frequentemente, al genere di appartenenza (es: Quercia).

Tra le indicazioni terminologiche più comunemente usate si possono, comunque, ricordare e distinguere le seguenti:

NOME SCIENTIFICO: indica il nome della specie botanica da cui proviene il legname esprimendolo secondo la nomenclatura binomia.

Tale nome si compone di due termini scritti e pronunciati in latino (in modo che possano essere usati e compresi universalmente) che indicano il genere e la specie botanica e dell'iniziale o dell'abbreviazione del nome del botanico che per primo ha descritto la specie stessa (es. Abies alba Mill.). Quest'ultima precisazione, tuttavia, non compare generalmente nelle pubblicazioni relative agli impieghi tecnici del legno ove, al massimo, viene usato il nome scientifico abbreviato (es. Abies alba).

Nel caso di più specie legnose appartenenti ad uno stesso genere botanico, si usa indicare il nome del genere seguito dalla sigla "spp." (es: Khaya spp., Pinus spp., ecc..).

NOME LOCALE: è quello correntemente utilizzato nei Paesi in cui il legname è stato prodotto.

Le lingue di riferimento più comuni sono: l'inglese, il francese, lo spagnolo, il portoghese (parlato, ad esempio, in Brasile e Angola), varie lingue o dialetti africani, asiatici e sudamericani.

NOME COMMERCIALE: è quello più ricorrente nelle contrattazioni commerciali ed è spesso scelto sulla base di criteri legati alla maggior facilità di pronuncia o memorizzazione.

Talora i nomi commerciali fumo riferimento a ben determinate caratteristiche del legno o della specie botanica ("Legno ferro", Bois de rose, Tulipier, ecc.), tal'altra a denominazioni di fantasia.

NOME PILOTA: è quello ritenuto più adatto ad essere usato nelle diverse lingue.

Esso è definito nell'ambito di un'apposita Commissione dell'A.T.I.B.T. (Association Technique Internationale des Bois Tropicaux).

NOME UNIFICATO: è quello stabilito dalle norme terminologiche nazionali.

L'elenco dei nomi unificati in uso in Italia è contenuto nelle Norme UNI 2853, 2854 e 3917 che riportano anche utili indicazioni relative alle corrispondenti denominazioni in uso nelle principali lingue straniere nonché il nome scientifico abbreviato della specie botanica da cui proviene ciascun legname considerato.

Tropicali: con tale denominazione si indicano i legnami di specie botaniche che vegetano spontaneamente  nell'area geografica compresa tra i due tropici.

Talora, vengono comunque considerati "tropicali" anche i legnami di specie il cui areale naturale si estende al di fuori di tale zona (legnami australiani, asiatici, sudamericani).

Altra dizione molto frequente e comune è quella di "legnami esotici" che indica una generica provenienza da luoghi molto lontani.

Nell'ambito della terminologia tecnico-commerciale si riscontrano, peraltro, varie possibilità di confusione ed equivoci. Tra i molteplici esempi è opportuno segnalare che:

nomi uguali spesso si riferiscono a legnami di specie appartenenti a generi botanici diversi (come, ad esempio, nel caso del Noce del Tanganica o dei vari Mogani centroamericani, africani e asiatici).

La diminuzione della disponibilità di alcune specie botaniche ha, infatti, indotto i commercianti ad immettere sul mercato, facendo uso di denominazioni scorrette ed arbitrarie, legnami (per lo più esotici) che per una certa somiglianza nell'aspetto naturale o previo idonei trattamenti artificiali (di impregnazione, verniciatura, ecc.) riproducono, in modo più o meno conforme, le caratteristiche morfologiche di alcuni legni pregiati. Tale pratica, spesso si configura come un tentativo di speculazione effettuato utilizzando, al posto di questi ultimi, legnami di specie di costo contenuto e di scarso valore intrinseco. In genere, poi, quanto più una denominazione è "di fantasia", tanto maggiore è la probabilità che possa nascondere una volontà di inganno. Non sarebbe, invece, scorretto parlare di "legno di ", tinto in color Noce, ecc..

legnami appartenenti a specie diverse dello stesso genere botanico vengono a volte riportati sotto una stessa denominazione commerciale (come, ad esempio, nel caso del gruppo di legnami che rientrano sotto la denominazione comune di Yellow pines, ecc..).

A questo proposito, dal momento che legnami di specie diverse ma appartenenti ad uno stesso genere possiedono analoghe caratteristiche morfologiche, con adeguate conoscenze di botanica ed anatomia del legno è possibile ricercare legni di specie pregiate in aree geografiche in cui essi sono ancora poco o per nulla utilizzati (tale approccio, peraltro, è da tempo seguito soprattutto nel caso di molti legnami sostitutivi del Rovere, del Noce, ecc..). Tuttavia, se in molti casi risulta oggettivamente difficile distinguere i suddetti legnami sulla base delle sole caratteristiche macroscopiche, occorre anche considerare che, a volte, essi possono presentare caratteristiche tecnologiche piuttosto diverse tra loro (è il caso, ad esempio, del legno di Rovere e di Ceno).

legnami appartenenti ad una stessa specie botanica sono spesso commercializzati con denominazioni diverse a seconda della provenienza geografica.

Soprattutto per i legnami tropicali vengono frequentemente utilizzate denominazioni molto diverse che sono dovute per lo più alla moltitudine di lingue e dialetti in uso nell'area geografica di provenienza (ad esempio: Ayous, Obeche, Wawa, Samba) o ad effettive influenze di tipo ecologico, climatico e stazionale sulle caratteristiche tecnologiche del legno (ad esempio, il Pino silvestre "di Svezia").

Altra tipica imprecisione lessicale molto comune nel commercio del legno e quella relativa al termine "essenza". Sul vocabolario italiano, con tale denominazione si indicano "sostanze volatili, dotate di odore aromatico, prodotte per lo più dalla distillazione di specie appartenenti al regno vegetale". La stessa dizione è stata però impropriamente introdotta nella letteratura botanica, forestale e tecnologica come sinonimo di "specie tassonomica". Essa è un francesismo (dal francese essence = "specie legnosa", oltre che "benzina") che, se non crea confusione al lettore italiano, può trarre in errore un traduttore straniero il quale, con l'impiego del nostro vocabolario, potrebbe tradurre il termine "essenze forestali" con "oli essenziali forestali".

La questione offre lo spunto per sottolineare l'importanza di fare sempre riferimento a norme ben precise nell'indicare e valutare qualsiasi caratteristica o proprietà di un prodotto. Tra le varie tipologie di norme esistenti (terminologiche, metodologiche, prestazionali) quelle terminologiche risultano appunto fondamentali nell'ambito del settore del commercio e della produzione del legno in quanto, unificando i termini e le definizioni tecniche, forniscono agli operatori un linguaggio comune consentendo, qualora regolarmente applicate, di evitare confusioni, malintesi, contestazioni o, addirittura, controversie giudiziarie.

Al fine di evitare o ridurre al minimo le possibilità di equivoci ed incomprensioni sarebbe, pertanto, opportuno utilizzare:

1)   il NOME UNIFICATO del legname (eventualmente il NOME PILOTA se si tratta di transizioni commerciali internazionali) o, se questo non esiste, il NOME COMMERCIALE o il NOME LOCALE di più frequente impiego, precisando, se possibile, il NOME SCIENTIFICO (anche abbreviato) della specie botanica da cui esso è stato ricavato;

2)   la PROVENIENZA GEOGRAFICA, necessaria per giudicare se è lecito attribuire al legname in esame le caratteristiche tipiche normalmente riferibili alla specie a cui esso appartiene. Alcune caratteristiche tecnologiche, infatti, risultano molto spesso influenzate da fattori climatici e pedologici legati alla stazione in cui l'albero è cresciuto e quindi alla sua provenienza geografica.

 


 

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