Caratteristiche morfologiche ed estetiche del legno
Ai fini di un'adeguata descrizione tecnologica e di un corretto confronto tra i vari legni, in aggiunta a quanto già analizzato macroscopicamente, è necessario prendere in considerazione altre importanti caratteristiche morfologiche ed estetiche quali, in particolare:
- colore e lucentezza
- odore e sapore
- tessitura
- fibratura
- venatura
- disegno
- figure o effetti decorativi
A queste è opportuno aggiungere la massa volumica e la durezza, in quanto caratteristiche fisiche valutabili con metodi particolarmente semplici che consistono rispettivamente nel maneggiare un campione per stimarne la densità e nello scalfire la sua superficie con l'unghia del pollice o con un punzone.
È lecito, inoltre, affermare che le cause che conferiscono un aspetto decorativo ad un generico campione di legno possono essere svariate ma dipendono fondamentalmente dalla specie legnosa a cui esso appartiene e dalla sua costituzione istologica.
Di seguito vengono considerati, sinteticamente, i principali fattori responsabili delle suddette caratteristiche del legno.
Colore
Il legno può presentare tonalità di colore che variano dal bianco - latte, come nell'alburno di varie specie, al nero-inchiostro del durame dell'Ebano.
Due fattori principali intervengono nella determinazione cromatica dei tessuti legnosi:
1) il colore proprio delle pareti cellulari, che nel legno di recente abbattimento è di tonalità bianco - giallognola;
2) il colore delle sostanze non facenti parte delle pareti cellulari, cioè dei componenti estranei alle pareti, solubili (estrattivi, grassi, resine) o insolubili (sostanze proteiche ed inorganiche), spesso presenti - nei succhi;
- nelle secrezioni;
- all'interno del lume;
- negli spazi intercellulari;
- negli interstizi della parete.
Se le suddette sostanze extraparietali sono incolori, la tonalità di insieme sarà ancora bianco-giallognola, in caso contrario sarà quella propria dei composti in questione o quanto meno potrà risultare da essi influenzata. In ogni caso, per dare un giudizio obiettivo sul colore naturale del legno, occorre considerare un campione allo stato "fresco" ed immune da alterazioni fungine.
Con il processo di duramificazione, inoltre, il contenuto di sostanze estranee alle pareti può venir modificato in quantità e composizione determinando, spesso, una differenziazione cromatica della porzione di durame.
Il colore del legno è una caratteristica variabile nel tempo, per esposizione alla luce ed all'aria (a causa di azioni fotochimiche, perdita di umidità, ecc..) o per contatto con l'acqua (nel caso, ad esempio, delle scandole utilizzate per la copertura di tetti, soggette a dilavamento).
Sotto l'azione dei raggi ultravioletti, la lignina (che li assorbe in maniera maggiore rispetto alla cellulosa) subisce una lenta ossidazione che determina la formazione di tonalità giallo-brune facilmente osservabili in legni chiari come Acero, Betulla, Abete, Frassino. Pertanto, nei depositi di legname e prodotti derivati, i bancali degli assortimenti più pregiate (ad esempio i tranciati) vengono protetti, per lo più, con un foglio di polietilene di colore scuro o con tessuti che non lasciano filtrare la luce solare.
Le alterazioni indotte dalla luce dipendono principalmente dalla sua lunghezza d'onda che è inversamente proporzionale alla quantità di energia trasmessa. Infatti:
E = h / λ
dove:
h = costante universale di Planck, pari a 6,6 • 10-27 erg/sec;
λ = lunghezza d'onda.
Lo spettro ultravioletto (λ corte) dà origine, infatti, ad alterazioni cromatiche superiori a quelle determinate dallo spettro visibile (λ medie ) e dall'infrarosso (λ lunghe). A questo proposito, l'atmosfera assorbe i raggi UV assai più facilmente della luce visibile e dell'IR, tranne in alta montagna dove l'influenza dei raggi UV è maggiore. Tale fatto serve, in laboratorio, per realizzare condizioni di invecchiamento accelerato mediante apposite lampade UV.
Legni esposti per lungo tempo all'azione della luce e dell'aria possono subire una vera e propria "carbonizzazione", passando attraverso varie tonalità di grigio fino al nero carbone (vedasi, ad esempio, il colore del legno delle vecchie baite in montagna). Il problema delle possibili alterazioni di colore con il tempo è di notevole importanza nell'industria del mobile e dell'arredamento. A questo proposito, due esempi particolarmente significativi sono quelli del legno di Mansonia (o Beté) (che inizialmente appare di colore bruno-violaceo variegato e, nel tempo, si scurisce) e di Padouk (che da fresco presenta colore rosso-arancione e diviene poi rosso-nerastro), ma lo stesso fenomeno si verifica anche nel Ciliegio (attualmente molto usato nel settore dell'arredamento) ed in molti altri casi più o meno noti.
In quest'ambito, un ulteriore problema ancora in attesa di soluzione è la necessità di "fissare" nel tempo il colore impartito al legno con metodi industriali (che consistono, generalmente, nell'applicazione di tecniche di impregnazione della cellulosa simili a quelle adottate per la colorazione dei tessuti).
Altri fattori o trattamenti che possono determinare una modificazione più o meno intensa del colore del legno sono i seguenti:
· Reazioni chimiche, i cui effetti sono, a volte, ben visibili sulle sezioni trasversali di fusti appena abbattuti, ove è possibile riscontrare che l'alburno è più scuro del durame a causa dell'ossidazione all'aria dei succhi circolanti (come, ad esempio, nel caso del Ciliegio che può presentare durame di colore rosso pallido e alburno grigio scuro) o, ne 1 caso di specie ad alto contenuto di tannini (in particolare nelle Querce caducifoglie e nel Castagno), ove il contatto del legno allo stato fresco con materiale ferroso (ad esempio, schegge di proiettili o i taglienti delle macchine utensili per la lavorazione del legno) determina lo sviluppo di colorazioni nero-azzurrastre causate da reazioni chimiche tra il metallo ed i tannini.
· Attacchi fungini, che rappresentano una causa piuttosto frequente di alterazione del colore del legno. A tal proposito è possibile distinguere tra:
a) funghi cromogeni, la cui azione è dovuta allo sviluppo sulla superficie o nel lume delle cellule che compongono i tessuti legnosi di micelio intensamente colorato e tale da provocare, per l'estrema sottigliezza dei suoi filamenti (ife), fenomeni di diffrazione della luce ed un danno solitamente limitato all'aspetto estetico del legnosa
Un esempio classico è quello della Ceratostomella pilifera o di specie fungine affini, appartenenti agli Ascomiceti, che danno origine ad una colorazione azzurra, verde o nerastra a carico di legni di varie Conifere e soprattutto dell'alburno dei Pini (fenomeno noto con il termine di "azzurramento");
b) funghi carigeni, che alterano, invece, la parete cellulare degradandone i componenti chimici principali e provocando una sensibile modificazione strutturale del legno.
Tali organismi, appartenenti generalmente ai Basidiomiceti, causano, per lo più, la cosiddetta "carie bianca" e, durante le prime fasi di attacco, possono determinare alterazioni cromatiche tipiche per le quali si usano denominazioni particolari come, ad esempio, "rosatura" dell'Abete e "grigiatura" del Faggio.
· Vaporizzazione a temperatura elevata, nel caso, ad esempio, del legno di Faggio che, originariamente di colore biancastro, assume, dopo tale trattamento, un colore grigio-rossastro più o meno intenso.
· Esposizione a fumi ammoniacali, che scurisce il legno di Rovere e, nel caso del Larice esposto al sole, preclude il passaggio a tonalità bruno -rossastre facendolo tendere ad un colore grigio-chiaro.
· Trattamento con acqua di calce Ca(OH)2, che rende più rosso il Ciliegio e più scuro il Noce, (veniva eseguito, in passato, quando il legno di Noce era particolarmente apprezzato nelle tonalità più scure).
· Contatto con alcune miscele collanti o mastici sintetici (stucchi) a reazione basica, che nel caso del legno di Quercia, Noce, Castagno e Mogani provoca macchie scure più o meno intense sulla superficie del pezzo.
Il colore del legno può, inoltre, apparire notevolmente diverso sotto l'azione di radiazioni UV (λ ≈360 μm) date dalla lampada di Wood (in alcuni legni, tra l'altro, essa determina una fluorescenza che può essere utile per il riconoscimento e per rilevare la presenza di attacchi fungini in atto).
Descrivere a parole la molteplicità di tinte riscontrabile nei legni naturali presenta un'indubbia difficoltà Da tempo si auspica l'adozione di una raccolta unificata di tonalità cromatiche, codificate con sigle o numeri (peraltro già utilizzate per i suoli e le vernici) a cui corrispondano adeguate descrizioni.
La colorazione del legno può essere:
a) naturale uniforme;
b) naturale a strisce o con variegature;
c) alterata da agenti fisico-chimici o biologici per cui legni rimasti per secoli in ambiente umido e fuori dal contatto con l'aria subiscono alterazioni fisico-chimiche da cui conseguono cambiamenti del loro colore naturale. Essi sono particolarmente apprezzati per impieghi decorativi, per realizzare piccoli oggetti di fantasia e per intaglio. Tra i vari esempi si ricordano i fusti di Cryptomeria e Zelkova, rimasti per secoli sotto frane o immersi in acqua, il cui legno ha assunto una colorazione bruno-azzurrastra o verdognola e il legno di varie Querce sommerse nei laghi e nei letti dei fiumi (soprattutto in Polonia), particolarmente ricercato per la produzione di liste per pavimenti, tranciati per mobili, ecc..;
d) artificiale che risulta applicata sia per fare apparire pregiati legnami e semilavorati di specie correnti, sia perché l'odierna produzione in serie richiede un'uniformità di tinte ottenibile soltanto con il ricorso a trattamenti di colorazione artificiale. Questi ultimi possono consistere nella penetrazione di sostanze coloranti a carico degli strati più esterni del legno o nell'applicazione di prodotti che permettom di ottenere il colore desiderato (mediante impregnazione, verniciatura o laccatura). In alcuni casi, inoltre, la colorazione artificiale viene eseguita per conferire al legno tonalità e disegni inconsueti (azzurro, verde, rosso), anche mediante la successiva ricomposizione e lavorazione di fogli preventivamente trattati. A questo proposito, dall'originario brevetto fineline si è sviluppato un importante settore industriale i cui prodotti sono noti con i termini di "legno ricostituito, precomposto o multilaminare".
I colori naturali variano entro limiti molto estesi, nell'ambito dei quali è possibile riscontrare svariate tonalità, ad eccezione soltanto del verde smeraldo e dell'azzurro (che però si possono rilevare, ad esempio, nei legni attaccati da funghi).
Alcuni tra i colori più frequenti del legno fresco sono:
- Bianco: Pioppo, Betulla, Aceri, Abete (legni normalmente di altro colore possono divenire bianchi in certe fasi del degradamento da alterazioni fungine come, ad esempio, nel caso del Faggio attaccato da Chondrostereum purpureum e da altri agenti responsabili della carie bianca).
- Giallo: Frassino, Tiglio e molti legni tropicali (Ramin, ecc..).
- Arancione: Ontano appena tagliato (con la stagionatura tende al rosato).
- Roseo: Ilomba, Okoumé, Lauan.
- Rosso: Sequoia, Larice, Ciliegio, vari Mogani, Padouk.
- Violetto: Palissandro.
- Nero: Ebani.
- Bruno: è il colore del legno più frequente in natura, soprattutto per le Latifoglie.
- Colori variegati:
- Liriodendro (variegature o macchie di color porpora, verde o nerastro su sfondo giallo-bruno);
- Teak (variegature bruno-nerastre o verdastre su sfondo giallo-bruno);
- Limba (variegature grigio-nerastre su sfondo giallo-bruno o chiaro);
- Palissandro (bande violacee o nerastre su sfondo bruniccio o rossastro);
- Zebrano (bande bruno rossastre su sfondo bianco-giallastro o giallo -bruno);
- Noce (variegature brune o violacee su sfondo bruniccio o bronzeo);
- Olivo (bande bruno-nerastre o violacee su sfondo giallastro).
Le sostanze che determinano le colorazioni specifiche dei vari legni, se presenti in quantità apprezzabili e facilmente estraibili con adatti solventi, possono servire come coloranti naturali e, in passato, sono state largamente impiegate a tale scopo (Campeggio, Brasiletto, Sandalo, Fustetto vecchio).
Lucentezza
Per lucentezza si intende un particolare fenomeno ottico legato essenzialmente alla riflessione della luce su una superficie liscia e ben levigata (ottenibile, ad esempio, a seguito delle lavorazioni di piallatura, levigatura, ecc..). Essa costituisce un fenomeno fisico complesso legato, in particolare, al rapporto tra il flusso di luce riflesso nella direzione del fascio incidente e la quantità di radiazione diffusa in tutte le altre direzioni e può essere ulteriormente distinta in:
- generale;
- a "specchiature".
Un tipico esempio di lucentezza è quello delle specchiature dovute alla presenza dei raggi parenchimatici sulle superfici radiali del legno.
Quando i raggi sono grandi e ben visibili ad occhio nudo (come, ad esempio, nel Faggio, Platano e Querce) determinano, sulle superfici radiali, caratteristiche "specchiature" (note anche con il termine inglese di ray flecks e con quello francese di mailles) che, pur potendo fornire un certo effetto decorativo, risultano distanziate e non conferiscono una particolare lucentezza alle superfici del legno. Queste ultime possono apparire lucide e chiare su sfondo opaco (nel legno delle Querce) oppure lucide e di colore più scuro dello sfondo (nel Faggio e Platano). Raramente, però, le specchiature decorrono a guisa di nastri paralleli. La naturale irregolarità dell'andamento dei raggi parenchimatici, da' luogo, per lo più, ad un insieme di tracce che, conferendo alla superficie in questione un disegno irregolare, interrompono la monotonia dello sfondo.
Se, invece, i raggi sono sottili ma molto numerosi e ravvicinati (come nell'Acero, Ciliegio, Larice e in alcuni legni esotici di colore chiaro) possono produrre il cosidetto "aspetto sericeo" per indicare il quale si utilizzano anche i termini di silver grain (in inglese) e bois soyeux (in francese).
La minore o maggiore lucentezza dipende, inoltre, dall'angolazione della luce incidente rispetto alla direzione della fibratura del legno. A questo proposito, nel caso di una fibratura regolare si evidenzia una colorazione omogenea in tutti i punti, che si modifica, sempre restando omogenea, al variare dell'angolo tra la superficie e la luce incidente. Se la fibratura si presenta, invece, con andamento variabile da un tratto all'altro ne deriva un'alternanza di zone a lucentezza diversa da cui si originano effetti decorativi particolari quali, ad esempio, il rigatino e la marezzatura.
Altro elemento caratteristico di alcuni legnami è l'aspetto oleoso e grasso delle loro superfici lavorate come, ad esempio, è possibile rilevare nei legni di Teak e di Iroko.
Tale fenomeno è dovuto all'affioramento di oli, cere o altre sostanze contenute nei lumi cellulari e costituisce un elemento importante ai fini dei possibili impieghi del materiale. Infatti, i legni che evidenziano tale particolarità presentano in genere buone caratteristiche di impermeabilità e di durabilità naturale (anche se, a volte, alcune sostanze possono risultare incompatibili con l'applicazione di determinate vernici, adesivi o trattamenti di finitura).
Odore e sapore
Come nel caso delle considerazioni fatte per il colore, i tessuti legnosi non hanno, di per sé, alcun odore e sapore ma trasmettono tali sensazioni in funzione della presenza di particolari sostanze estranee alle loro pareti cellulari (i cosiddetti estrattivi).
Anche per l'odore, inoltre, è importante che venga preso in esame materiale di recente abbattimento o lavorazione.
Hanno odore caratteristico i legni di:
- Cipresso
- Cedro
- Ginepro
- Pino cembro
- Libocedro Chamaecyparis
- Thuya
- Abete bianco (odore di "cane bagnato")
- Pioppo euramericano (odore acre di fermentazione)
- Castagno e Quercia (odore astringente per la presenza di tannini)
- Ramin (dore sgradevole, acido e piccante)
- Robinia (odore di fagiolini)
- Teak (odore di cuoio)
- Sapele (profumo dolce e gradevole, a differenza del Sipo che è inodore)
- Palissandro di Rio (profuma di rosa, per cui è anche noto come "bois de rose")
- Canforo (Cinnamonum canphora, legno dell'Estremo Oriente dall'odore caratteristico)
- Ramnus alterno (odore sgradevole; è detto anche "legno puzzo")
Alcuni legni possono avere determinati sapori che sono per lo più forniti da sostanze solubili.
Tra essi si ricordano, in particolare:
- Chamecyparis contiene principi di sapore amarissimo.
- Liriodendro ha un sapore piccante.
- Liquirizia arbusto della famiglia delle leguminose; se ne consumano i rizomi.
Polveri tossiche
Svariati legni, che in pezzi finiti non hanno alcun odore particolare, durante la lavorazione possono sviluppano polveri irritanti per le mucose nasali ed altre parti del corpo.
Molte specie, sopratutto tropicali, contengono, infatti, sostante tossiche (stilbeni, lignani, alcaloidi, ecc..) che, solubilizzandosi a contatto con il sudore della pelle o con le mucose delle vie respiratorie e dell'apparato digerente possono provocare disturbi più o meno gravi.
In alcuni casi, esse hanno determinato vere e proprie malattie professionali, tanto che in molti Paesi industrializzati è stata addirittura vietata la segagione di certi legnami.
Relativamente ai problemi legati alle polveri tossiche del legno, esistono tre principali meccanismi patologici:
a) tossico-sistemico secondo il quale, una volta assorbite per via cutanea, congiuntivale, respiratoria o digerente, dette polveri entrano in circolazione e si diffondono nell'organismo;
b) irritativi per cui si determina un'azione localizzata di contatto;
c) allergico in base al quale, previo un primo contatto con l'allergene, si ha una risposta continua del soggetto ad ogni successivo ritorno della causa.
Un'ulteriore causa degli effetti deleteri che si registrano, a volte, durante le lavorazioni di certi legnami è la granulometria delle polveri che si sviluppano a seguito dell'azione di taglio (e, in particolare, nelle operazioni di refilatura, piallatura, e levigatura). A tal proposito è possibile riscontrare:
polveri di diametro compreso fra 3 e 10 ≥ m, che possono essere trattenute da adeguati filtri nasali;
polveri di dimensioni inferiori a 3 ≥ m, che possono penetrare negli alveoli polmonari anche se si usano i suddetti filtri.
Tra i vari effetti del contatto con polveri tossiche si annoverano:
- vertigini, nausea, cefalea, disturbi della vista, aritmie cardiache;
- oculo-riniti, asme bronchiali, bronchiti croniche;
- alveoliti polmonari e tumori nasali.
Tessitura
La tessitura del legno è un'importante caratteristica morfologica rilevabile sulle sezioni trasversali e longitudinali.
Essa si riferisce alla grandezza degli elementi cellulari costituenti i tessuti e, in particolare, al diametro degli elementi vasali del legno delle Latifoglie.
A tal proposito è possibile riscontrare:
- legni a tessitura fine, nei quali, ad occhio nudo, non è possibile distinguere nessuna singola cellula (Bosso, Calpino, Faggio);
- legni a tessitura media, nei quali i tessuti non appaiono del tutto compatti, anche se non sono visibili singoli elementi anatomici (Pioppo, Noce);
- legni a tessitura grossolana, nei quali si vede agevolmente la presenza di grossi elementi vasali del legno primaticcio (Querce, Olmo, Castagno, Frassino ed altre Latifoglie ad anello poroso).
Fibratura
La fibratura è una caratteristica morfologica delle sezioni longitudinali del legno e si riferisce alla direzione prevalente lungo la quale sono disposti gli elementi anatomici principali (tracheidi per le Conifere, fibre ed elementi vasali per le Latifoglie). Nel descrivere l'andamento della fibratura di un legno viene fatta, in genere, la seguente distinzione:
- fibratura diritta, quando detti elementi sono paralleli all'asse principale del fusto;
- fibratura inclinata o deviata od elicoidale (destrorsa o sinistrorsa), quando gli elementi cellulari risultano variamente inclinati rispetto all'asse di accrescimento del fusto;
- fibratura intrecciata o incrociata, quando gli elementi cellulari sono inclinati ma con andamento discordante in periodi di accrescimento successivi;
- fibratura ondulata, quando gli elementi cellulari si presentano allineati secondo ondulazioni parallele e regolari;
- fibratura irregolare, quando gli elementi cellulari risultano irregolarmente e variamente disposti.
La fibratura è ben evidente in un frammento di legno spaccato perché, in tal caso, la separazione indotta dal tagliente ha seguito l'andamento generale delle cellule che, a differenza di quanto avviene in un pezzo di legno segato e piallato, si separano senza frattura delle singole unità.
Da parte di molti operatori del settore, il termine "fibratura" viene spesso confuso con quello di "fibra" che indica, invece, un singolo elemento cellulare della lunghezza massima di 2-3 mm.
Venatura
La venatura costituisce un'ulteriore caratteristica morfologica ben visibile sulle sezioni longitudinali del legno di alcune specie. Essa si riferisce all'alternanza delle porzioni di legno primaticcio e tardivo nell'ambito degli anelli di accrescimento e può essere:
- molto evidente o mediamente evidente, come ad esempio nelle Conifere (ad eccezione del Cipresso) e nelle Latifoglie ad anello poroso ove, in funzione dell'ampiezza degli anelli di accrescimento, che può variare da specie a specie e dipendere da influenze climatiche e stazionali, viene ulteriormente distinta in larga, media o stretta;
- poco evidente;
- per nulla evidente.
In sezione radiale, la successione delle zone di legno primaticcio e tardivo si presenta come un insieme di linee parallele.
Nel legno di Conifere la zona tardiva ha una tonalità di colore diversa rispetto alla zona primaticcia, determinando la comparsa di strisce parallele alternativamente chiare e scure.
Nelle Latifoglie ad anello poroso la zona di legno tardivo si presenta, invece, come una striscia compatta mentre quella di legno primaticcio appare solcata longitudinalmente da fini striature cave date dagli elementi vasali di maggior diametro.
Nelle altre Latifoglie, in cui gli elementi vasali del legno primaticcio sono invisibili ad occhio nudo od appaiono uniformemente distribuiti in tutto l'anello di accrescimento (Carpino, Faggio, Pioppo, ecc..), la venatura è incospicua e non o poco evidente .
In sezione tangenziale, a causa della naturale rastremazione dei fusti, le strisce date dalla successione degli anelli tendono a convergere verso l'alto.
Alcune specie tropicali presentano, poi, una venatura particolare. Tra queste:
Palissandro di Rio e Zebrano evidenziano, nella sezione trasversale, una successione anulare di zone cromaticamente ben distinguibili che determina la presenza di una venatura sulle superfici longitudinali (trattasi di colorazioni scure probabilmente connesse ad influenze climatiche);
Wengé evidenzia una successione di zone anulari di diverso colore (bruno chiaro e nerastro) che dipende dalla presenza di bande parenchimatiche circolari più chiare altemantesi con il tessuto meccanico normale di colore nerastro.
Disegno
Il disegno è una caratteristica tipica del legno delle sole specie che presentano venatura ben evidente - come, ad esempio, la maggioranza delle Conifere e le Latifoglie ad anello poroso - e consiste nell'aspetto assunto dalla venatura sulla superficie delle sezioni longitudinali.
In tal caso, sulle superfici radiali, il disegno permette di evidenziare un'alternanza di strisce verticali di colore chiaro e scuro o di diversa compattezza (la cui ampiezza dipende da quella degli anelli di accrescimento annuali) e viene pertanto detto “rigato”.
Sulle superfici tangenziali, se i fusti sono diritti e regolari, si possono distinguere strisce leggermente convergenti e raccordate da archi di parabola dr determinano un disegno detto "fiammato".
Se, invece, i fusti sono curvi o caratterizzati da protuberanze ed irregolarità varie (in quanto hanno, ad esempio, un midollo eccentrico) il disegno, soprattutto nel caso degli sfogliati, si presenta con un'estrema varietà di strisce formanti delle specie di "isole" che ricordano la rappresentazione cartografica delle curve di livello. Queste indicazioni consentono, tra l'altro, di identificare immediatamente se un segato è stato ottenuto mediante segagione radiale o tangenziale.

Influenza della direzione di taglio e dell'orientazione della fibratura sul disegno visibile sulle superfici dei prodotti legnosi.
Nell'ambito degli effetti decorativi legati al disegno può essere considerato anche il caso di quei legni che consentono di ottenere un aspetto "rustico" in cui l'elemento caratterizzante è la presenza di grossi nodi fortemente colorati unitamente ad una venatura evidente (vedasi, ad esempio, molti assortimenti di Pino cembro e di altre Conifere).
Nei legni che presentano venatura evidente ed anelli di accrescimento di particolare ampiezza, il disegno può essere maggiormente evidenziato mediante un trattamento di sabbiatura che consiste nel proiettare, con pressione elevata, una finissima polvere silicea sulle superfici, soprattutto tangenziali, del legno. Tale operazione logora la zona primaticcia dell'anello più di quella tardiva dando luogo ad un particolare effetto decorativo.
Figure o effetti decorativi
I termini di "figura" e di "effetto" si riferiscono a caratteristiche che derivano dalla presenza di fibratura deviata e da un insieme di variazioni di colore e di lucentezza grazie alle quali la superficie delle sezioni longitudinali del legno assume un aspetto decorativo che non può riscontrarsi su una superficie totalmente omogenea ed uniforme.
Le figure o effetti visibili sulla superficie del legno si distinguono in quanto:
- dovuti a fibratura rettilinea ma di diversa direzione nei successivi accrescimenti, quale ad esempio l'effetto rigatino;
- dovuti a fibratura con deviazioni localizzate quali, invece, le piume, la marezzatura, le radiche ed altre figure.
In questo contesto, tra i casi più interessanti si ricordano:
Rigatino
L'effetto rigatino appare sulle superfici longitudinali radiali di alcuni legni, per lo più di Latifoglie tropicali, ed è determinato dall'alternanza di zone di accrescimento nelle quali la fibratura, pur mantenendosi rettilinea, varia di direzione nel corso di periodi successivi (fenomeno causato dalla presenza di fibratura intrecciata). In tal caso, lavorando il legno secondo una direzione parallela all'asse di accrescimento del fusto, i taglienti tenderanno a rovesciare (sollevare) le fibre di certi strati ed a schiacciare quelle di altri, determinando così una lavorazione in "controfilo" per certe porzioni (strisce) di legno e "secondo il filo" per quelle adiacenti.
Se, sotto una certa angolazione della luce, le prime (più scabre) daranno origine ad una superficie dall'apparenza opaca, le altre (più lisce) appariranno lucide. Facendo variare l'angolo di incidenza della luce si avrà, invece, una modificazione o addirittura l'inversione della loro lucentezza.
In alcune specie legnose (Mogano vero, Mogani d'Africa, Lauan, ecc..) la presenza di fibratura intrecciata può essere facilmente rilevata dalle fessurazioni dovute alla stagionatura del legno, visibili sulle testate dei tronchi, che evidenziano bordi con un caratteristico andamento a zig-zag.
Anche nel caso delle altre figure, sulle superfici ottenute da un taglio parallelo all'andamento di una fibratura che presenta deviazioni localizzate, appaiono zone in cui le fibre, tagliate controfilo, danno luogo a variazioni di lucentezza.
Piume
Figure ottenute mediante segagione o tranciatura effettuate in corrispondenza delle biforcazioni dei fusti di alcune specie legnose (in particolare, Noce e Mogani) ed in cui il taglio è eseguito in direzione parallela al piano contenente gli assi di accrescimento delle due porzioni della biforcazione.
Marezzatura
Figura che si origina, nel legno di alcune Latifoglie (Acero, Frassino, Castagno, Pioppo nero, Mogani africani, Aniegré), in presenza di fibratura ondulata simmetricamente rispetto alla direzione verticale di accrescimento. L'ondulazione della fibratura può essere contenuta in un piano radiale (più frequente) o, a volte, tangenziale, mentre le sezioni che esaltano maggiormente l'effetto decorativo, noto come "marezzatura", sono quelle ricavate con un taglio eseguito lungo una direzione contrapposta allo sviluppo dell'ondulazione stessa.
Radiche
In concomitanza di un gruppo od un concrescimento di gemme, per lo più proventizie, alcune specie legnose (Olmo, Noce, Pioppo, Platano, Betulla, Acero) presentano grosse escrescenze con superfici irregolari, fibratura contorta ed estremamente varia.
Tali escrescenze possono essere tranciate tangenzialmente, e in tal caso danno origine a fogli che presentano un puntino centrale scuro o un foro corrispondente all'asse centrale di accrescimento della gemma (ed i tranciati che ne derivano risultano generalmente fragili); oppure possono venire tranciate radialmente, e in tal caso si ottiene un aspetto irregolare con svariati riflessi (ed i tranciati risultano più resistenti).
I concrescimenti di gemme che determinano la formazione delle suddette escrescenze sono raramente spontanei e risultano spesso indotti da stimoli esterni (traumi o lesioni di varia natura quali: soppressione dell'apice vegetativo, attacchi di agenti patogeni, incendio, calpestio, pascolamento, scalvatura o sgamollo). Un esempio di radica, su piccola scala, è quello del ciocco d'erica usato per la fabbricazione delle pipe.
Pomellatura
A volte, la superficie esterna dei fusti di alcune specie legnose (Mogani, Acero) è caratterizzata da rilievi piuttosto pronunciati separati da fini e profonde depressioni che, mediante opportune lavorazioni, possono determinare un particolare effetto decorativo noto come "pomellatura" e che, in una sezione piana subtangenziale, si presenta con un gioco di riflessi tale da dare l'impressione di macchie tondeggianti accostate, in rilievo o in depressione.

Esempi di figure visibili sulla superficie di alcuni semilavorati
Caratteri inconsueti
In alcuni legnami di importazione è possibile riscontrare caratteri inconsueti. Tra questi rientrano:
- canali laticiferi, o altri canali comunque di origine schizogena, orientati per lo più in direzione radiale e frequenti nel legno di Jongkong (ove, a causa delle loro notevoli dimensioni diametriche, possono essere scambiati per perforazioni di insetti) e di Jelutong;
- floema incluso, porzioni librose riunite in isole circondate da tessuto meccanico o in bande perimetrali intercalate ad esso;
- dimples, ingrossamento, curvatura o deviazione irregolare delle tracheidi della porzione di legno primaticcio di alcuni Pitch-pines (Pinus contorta, Pinus ponderosa, ecc..).
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