Nodi
Definizione e formazione dei nodi
Si definiscono nodi le porzioni dei rami incluse all'interno del fusto. Fisiologicamente inevitabili, costituiscono peraltro un difetto dal punto di vista tecnologico, dato che sono elementi di discontinuità ed eterogeneità inseriti nel legno del tronco.
Ogni ramo, visto in sezione trasversale, ha una struttura del tutto analoga a quella del fusto principale, evidenziando così un midollo centrale, anelli di accrescimento, raggi parenchimatici, un'eventuale zona duramificata, una zona di alburno, il cambio e la corteccia. La loro particolarità è quella di accrescersi in direzione orizzontale o poco inclinata, dipartendosi dal midollo del fusto principale; per tale motivo il legno di un ramo presenta sempre una certa quota di legno di reazione.
La continuità del tessuto cambiale garantisce la continuità del tessuto legnoso tra fusto e ramo (finché il ramo è vivo), e si parla allora di "nodo sano". Ad esso si accompagna comunque il difetto rappresentato dalla deviazione della fibratura nel passaggio dalla direzione verticale del fusto a quella più o meno orizzontale del ramo. Quando un ramo muore, per cause accidentali oppure per mancanza di luce e defogliazione, diventa un corpo estraneo a contatto con il fusto, e come tale viene progressivamente inglobato dall'accrescimento diametrale di quest'ultimo, includendo eventualmente anche la corteccia, se essa rimane aderente al ramo morto. Si ha in questo modo la formazione dei cosiddetti "nodi morti" che, a differenza di quelli sani (facilmente localizzabili da un osservatore in quanto corrispondenti ai rami vivi della chioma), possono risultare invisibili dall'esterno. Infatti , certi rami disseccano rapidamente, diventano fragili e si spezzano in prossimità della superficie del fusto. I mozziconi rimasti vengono progressivamente inglobati nel legno, fmo ad essere, dopo qualche anno, completamente ricoperti e mascherati alla vista. Dopo un ulteriore periodo in cui anche le irregolarità di fibratura vengono progressivamente annullate dal cambio, si arriverà infine alla produzione di legno con fibratura dritta e parallela, indistinguibile da quello prodotto dalle zone fm dall'inizio prive di nodi.
Nel corso di questo processo di rimargino si può verificare anche il degradamento parziale o totale del legno del ramo morto, per attacco di Funghi od Insetti: in tal caso nel fusto rimarrà una zona di tessuto alterato, più o meno estesa anche alle zone circostanti il nodo ed il processo di cicatrizzazione potrà avvenire in modo incompleto o irregolare, lasciando tracce visibili sulla superficie del fusto. I nodi risultanti prenderanno il nome di "nodi neri" o "nodi marci".
Tipologie e classificazione dei nodi
Ad ognuno dei meccanismi di formazione dei nodi nel fusto corrispondono una o più tipologie di nodi nei semilavorati. Prendendo in considerazione gli assortimenti ottenuti mediante segagione si possono incontrare varie tipologie di nodi distinguibili in funzione delle seguenti caratteristiche: le dimensioni, la forma (relativa alla sezione anatomica fondamentale considerata), l'aderenza (per cui si distinguono nodi sani, morti e marci), la posizione, la sanità (o grado di alterazione) ed il colore.
Conseguenze della presenza dei nodi
Per i segati non destinati ad impieghi strutturali, la presenza dei nodi costituisce un difetto principalmente da un punto di vista estetico e della lavorabilità. Il legno del nodo sano è generalmente più duro e più fragile rispetto al legno normale; inoltre, la sua diversa direzione della fibratura comporta sia una differente resistenza alle sollecitazioni meccaniche, sia un diverso ritiro al momento dell'essiccazione del materiale.
A questo proposito, in seguito ai fenomeni di ritiro, i nodi sani e ben aderenti tenderanno con l'essiccazione a fessurarsi, presentando così i classici cretti "a stella". I nodi morti e con corteccia inclusa, invece, ritirandosi indipendentemente dal legno circostante, diventeranno sfilabili dalla loro sede, dando origine ai "nodi cadenti". In prossimità dei nodi, inoltre, è probabile la presenza di controfilo, con conseguenti difficoltà di levigatura delle superfici.
Relativamente agli impieghi strutturali, la presenza di nodi produce significative riduzioni della resistenza dei materiale legnoso. Tutte le normative tecniche in uso nei diversi paesi per la classificazione dei segati destinati ad un uso strutturale, prevedono pertanto metodi di misurazione dei nodi e di quantificazione della loro influenza sulla resistenza finale dei singoli pezzi (ad es. il metodo "KAR") non soltanto in base alla loro forma, dimensione e numero, bensì anche in base alla loro posizione nell'assortimento considerato.
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