Anomalie da lesioni
Le lesioni alterano la continuità dei tessuti legnosi, menomandone la forma, la struttura e la funzionalità. Esse possono essere provocate da cause meccaniche (agenti traumatici), chimiche (intossicazioni), biologiche (microrganismi) o climatiche (gelo, sole, ecc.). Nel linguaggio comune, spesso si identificano le lesioni con le sole ferite, sia dovute a cause accidentali, sia dovute all'azione consapevole dell'uomo (ad es. la resinazione).
Lesioni causate da eventi naturali
Trascurando quegli eventi catastrofici, talora concomitanti, che possono produrre danni ai boschi tramite troncatura o sradicamento degli alberi, quali ad es. il vento, la neve, la galaverna ecc., gli eventi naturali che più comunemente provocano lesioni specifiche del legno, pur risparmiando la vita della pianta, sono i seguenti:
- cretti da gelo se la temperatura esterna scende troppo bruscamente il legno più superficiale tenderà a contrarsi, sia (in piccola parte) per contrazione termica, sia per un fenomeno chiamato "ritiro da bassa temperatura", mentre in profondità il materiale risentirà molto meno del raffreddamento e quindi si contrarrà in misura minore. Da tale differenza di comportamento nasceranno delle tensioni interne di tale entità da provocare la rottura del legno, soprattutto in corrispondenza dei piani preferenziali costituiti dai raggi parenchimatici. I cretti da gelo sono facilmente riconoscibili perché con il tempo danno origine, tra l'altro, ai caratteristici calli cicatriziali noti con il termine di "becchi di luccio";
- congelamento dei tessuti (che si verifica soprattutto in occasione di gelate tardive) e scottature da sole (per l'eccessiva insolazione) possono provocare necrosi dei tessuti legnosi.
- lesioni da fulmine provocano un caratteristico distacco e parziale asportazione di una striscia di corteccia lungo l'intera lunghezza del fusto, dalla cima fmo alla base, seguendo la direzione della fibratura (se questa è elicoidale anche la traccia della ferita risulterà deviata); ovviamente, il cambio di questa zona risulterà gravemente danneggiato; nelle specie a corteccia spessa e rugosa i danni sono tendenzialmente maggiori, e si può arrivare alla troncatura dell'albero;
- fratture trasversali da vento l'azione del vento sulle chiome degli alberi induce un momento flettente del fusto che può portare il valore delle sollecitazioni a carico di certe sezioni trasversali ben al di sopra del limite di rottura. In genere la sollecitazione critica è quella a compressione, per cui nel legno si evidenziano piani di rottura, localizzati sottovento, sotto forma di sottili linee trasversali poco inclinate. Nelle piante giovani vengono evidenziate dalla successiva formazione di calli cicatrizzali che assumono l'aspetto di rigonfiamenti tumorali sottocorticali di forma globosa o cordonata. Nelle piante adulte, a causa dell'azione combinata del vento e delle tensioni interne di accrescimento distribuite secondo uno schema particolare, fratture da vento tendono a concentrarsi nella zona del tronco vicino al midollo centrale, sommandosi e confondendosi con il difetto del cosiddetto "cuore fragile". Nel legno ben levigato è abbastanza difficile distinguere ad occhio nudo le sottili linee di frattura a compressione tipiche di questo difetto che, essendo all'interno del fusto, non hanno dato luogo ad alcun callo cicatrizzale.
Lesioni prodotte da esseri viventi
Tra gli organismi animali e vegetali che provocano lesioni nel legno vi sono:
- funghi che possono indurre solo alterazioni di colore, oppure alterazioni sia di colore, sia della struttura del tessuto legnoso. Nel primo caso il danno può essere solo di carattere estetico, mentre nel secondo (funghi carigeni) si ha necessariamente anche un peggioramento delle caratteristiche fisico-meccaniche del materiale. L'attacco fungino è fisiologicamente limitato alle parti del fusto formate da cellule morte ed in presenza di umidità compresa entro valori ben determinati: ecco perché gli attacchi fungini generalmente penetrano attraverso lesioni preesistenti e portano più o meno rapidamente all'alterazione della parte più interna del tronco;
- insetti l'azione degli insetti nel tronco può esplicarsi in vari modi, ma in genere il danno principale da essi causato è lo scavo di gallerie che attraversano il legno, deprezzando fortemente tutti gli assortimenti ritraibili e rendendo impossibili certi usi fmali;
- vegetali superiori alcune piante semi-parassite si insediano su un ramo o una biforcazione di un albero ospite affondando poi l'omologo dell'apparato radicale nella zona del cambio (per sfruttare l'acqua e le sostanze nutritive elaborate dall'ospite). Tali radici, rimanendo inglobate, provocano diffuse perforazioni che, se estese al fusto principale, rendono il materiale inadatto a qualsiasi impiego di falegnameria o carpenteria;
- animali superiori parte della fauna selvatica gradisce nutrirsi della corteccia di certe specie arboree, in particolare delle giovani piante, che del resto può costituire quasi l'unica fonte di sostentamento durante le stagioni invernali particolarmente sfavorevoli. Il Picchio usa scavare il nido nel tronco degli alberi, prediligendo tuttavia quelli già morti o deperienti. Anche il Ghiro e lo Scoiattolo provocano lesioni rosicchiando il legno degli alberi in piedi, Certi ungulati provocano infine lesioni corticali sfregando i fusti delle giovani piante con le corna od i palchi (ad es. durante l'operazione di marcatura del territorio).
Lesioni prodotte dalle attività umane
Alcuni esempi sono :
- la potatura o spalcatura;
- la decortica della sughera; la prima scorzatura, detta "demaschiatura" fornisce il cosiddetto "sugherone", poco pregiato, mentre i successivi prelievi danno il cosiddetto sughero "gentile" o "femmina", più elastico ed omogeneo;
- la resinazione che indica il complesso delle operazioni necessarie, in certe specie legnose, per stimolare la secrezione ed il flusso verso l'esterno di oleoresine di interesse industriale; si tratta in concreto di praticare profonde incisioni nel fusto con l'aiuto di un asciotto oppure di un raschietto e di raccogliere in un recipiente la resina che sgorga da tali ferite; la resinazione può essere "a vita" oppure "a morte" a seconda dell'intensità delle incisioni e delle possibilità di sopravvivenza dell'albero in seguito al trattamento subito;
- i danni da esbosco;
- l'inclusione di corpi estranei (ostacoli artificiali) gli alberi sono spesso utilizzati come supporti per cartelli, recinzioni, chiodi, fili metallici ecc. i quali vengono lentamente inglobati nel tronco, con le conseguenze facilmente immaginabili sulla qualità del materiale ritraibile;
- l'inclusione di corpi estranei (proiettili) i territori di molte regioni di provenienza del legname da lavoro sono state in passato luoghi di combattimento e bombardamento ed è quindi abbastanza facile imbattersi in tronchi che contengono proiettili o schegge metalliche perfettamente inglobate nel legno ed invisibili dall'esterno che, oltre a causare un accrescimento anomalo del tessuto legnoso, possono facilmente danneggiare gli utensili al momento della lavorazione;
- il prelievo di carotine incrementali (sottile cilindro di legno) per fini di studio sulle modalità di accrescimento dei singoli alberi o dei popolamenti arborei nel loro complesso; consiste nell'estrazione di una carotina di legno mediante perforazione del tronco in direzione trasversale-radiale fino alla profondità desiderata con un apposito attrezzo chiamato "trivella (o succhiello) di Pressler; la lesione provocata è di piccola entità e, pur non provocando di norma né sofferenza per l'albero né un cospicuo deprezzamento del tronco, può costituire una comoda via d'accesso ad organismi dannosi per la pianta e per il legno e favorire nel lungo periodo l'insorgenza di gravi alterazioni.
Generalità sul rimargino
Ogni ferita ricevuta dall'albero tende a provocare una discontinuità nei tessuti, favorendo così l'insediamento di agenti patogeni che potrebbero mettere in pericolo la sopravvivenza stessa della pianta. A tale danno i tessuti vivi del legno, ovvero i parenchimi ed il cambio reagiscono producendo una massa di cellule traumatiche chiamata callo, costituita da cellule di forma e dimensioni irregolari e parete cellulare sottile più eventualmente altri tipi di cellule sparse nella massa.
Mediante questo processo se la zona è di piccola estensione, e le condizioni generali sono favorevoli, il cambio progressivamente si rigenera e riesce a saldare la discontinuità, al di sopra della quale i successivi accrescimenti annuali la ricopriranno e la nasconderanno perfettamente; resteranno peraltro tracce permanenti nel legno, sotto forma di significative irregolarità nella qualità e nella disposizione dei tessuti legnosi, dando origine così ad una vera e propria cicatrice.
Nel caso invece di lesioni più estese, può succedere che la pianta riesca a formare solo due calli cicatrizzali più o meno estesi in corrispondenza dei bordi della ferita, senza giungere però alla chiusura completa, se non dopo molti anni. Dal momento in cui le labbra della ferita (ormai ricoperte di corteccia) si toccano, può verificarsi un concrescimento con relativa inclusione di corteccia, oppure la formazione di un cosiddetto "becco di luccio" come nel caso di cretti da gelo.
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